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È ormai assodato che viviamo in un periodo storico complicato, a tratti angosciante, in cui l’ultima delle speranze è affidata al cambiare aria e al mettersi in viaggio alla ricerca di fortuna, di lavoro, di nuovi modelli e stili di vita. I Club Voltaire, se non fisicamente, tentano di evadere dallo “stivale” almeno con l’immaginazione che dà vita a questi undici brani inseriti nel primo lavoro su lunga distanza della band, The Escape Theory, un disco che fa seguito alla pubblicazione di tre precedenti EP.

The Escape Theory, punto di arrivo e coronamento del progetto dei Club Voltaire partito cinque anni or sono, si contraddistingue per una miscela di suoni riconoscibili: i quattro comaschi guardano con il cannocchiale alla lontana terra d’Albione, patria dei giganti Kinks (la cui l’influenza si sente in Pieces of Beach, Rendez-Vous), degli spigolosi Oasis (al cui stile i Nostri ammiccano senza troppi fronzoli almeno in tre occasioni, tra cui Don’t, Friday 3 Am e nella ballata Words Don’t Cover), dei più sprizzanti Blur (Midnight Chance) e di mostri sacri come Beatles e Rolling Stones, i cui fantasmi aleggiano per tutti e i 38 minuti dell’album.

L’armonia delle voci, le genuine melodie pop e il connubio tra sonorità ora vintage ora contemporanee riescono nel rendere omaggio alla cultura british, e quello che ne esce è un lavoro per lo più godibile e piacevole, almeno per noi italici. Chissà se però dall’altra parte della Manica i sudditi di Sua Maestà saranno lì ad attenderli a braccia aperte…

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