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8

Terzultimo album da studio prima della morte prematura nel giugno 2013, In alto figura senz’ombra di dubbio tra le prove più riuscite del cantautore milanese, paragonabile per intensità a quel Volo magico n. 1 che negli Anni ’70 lo rivelò al pubblico underground in tutta la peculiarissima visionarietà di uno stile ancor oggi inimitato.

L’album ripristina brevemente il rapporto con Cramps osando ben oltre le pur pregevoli uscite A Fuoco e Non Ce N’è Per Nessuno licenziate dall’etichetta ai tempi di Gianni Sassi. Gli undici episodi in scaletta riassumono le tante facce di Rocchi: rocker cosmico, cantautore acustico sulla scia di Roy Harper,  sperimentatore solitario come e talvolta meglio del Peter Hammill solista.

Vi è poi l’approccio spirituale del Nostro, spesso frainteso al pari di un manierismo tardo-sixties che invece fu coordinata imprescindibile nella sua ricerca musicale e culturale. Un esempio esaustivo di tanta elevazione è forse Gesù si gira, mistura di folk e tradizione indiana nativa con innesti di elettronica alla Julian Cope e un testo di grande ispirazione.

Ma, più generalmente, è questa una delle occasioni in cui Rocchi si concede di tutto, anzi concede all’ascoltatore esattamente ciò che presume sia necessario al di là dei trend, delle aspettative e delle esigenze del mercato discografico. È questo un viaggio fra i generi accomunato dai profumi di una religiosa psichedelica, reso emozionante dal talento di un artista spontaneamente originale che in troppi, anche tra gli estimatori di freak folk e revival acustici affini, ahinoi, continuano a ignorare. 

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