Recensioni

Partiamo dal fatto che dare a Nicolas Cage il ruolo del Conte Dracula, tra i personaggi più celebri della letteratura gotica e anche tra quelli del mondo del cinema horror grazie alle sue infinite trasposizioni sullo schermo, è una mossa di marketing geniale volta a sfruttare il lato più buffonesco dell’attore Premio Oscar, diventato negli ultimi anni una sorta di meme vivente da sfoggiare in una miriade di situazioni diverse (l’ultima sua scena scult? Quella che lo vede con Pedro Pascal nel film Il talento di Mr. C dove addirittura interpretava una versione esagerata, se possibile, di se stesso). Sulla carta, quindi, Renfield sembrava un prodotto vincente, ma a fine visione la sensazione principale assume i contorni di un infinito sconforto.
Già l’intenzione di volersi concentrare sulla “spalla” del protagonista di uno dei romanzi più iconici della letteratura non solo appare in evidente ritardo, ma non è nemmeno consapevole della sua scarsa efficacia sul pubblico (ricordate il disastroso Victor, che dava maggior spazio al servo Igor?). In fondo, se questi personaggi erano delle spalle un motivo doveva pur esserci. Ma il beneficio del dubbio va sempre elargito, sia mai che ci si ritrovi davanti a una scrittura inappuntabile che giustifichi realmente una tale operazione commerciale. Nulla di più lontano dalla realtà: Renfield risulta non solo un mix mal riuscito tra commedia trash, poliziesco e horror di bassa lega, ma il suo regista, Chris McKay, appare spaesato e mai in grado di gestire sia il set nel quale opera né gli attori sotto il suo comando.
Detto di un Nicolas Cage esageratamente gigione, come richiesto dal copione, il film poggia tutto sulle spalle (inadatte al tipo di ruolo) di Nicholas Hoult che già in passato non aveva brillato in questo tipo di interpretazione (ricordiamo il suo zombie romantico in Warm Bodies) e da una Awkwafinache davvero non si capisce perché abbia una carriera (se escludiamo la sua unica buona prova in The Farewell). Se la sceneggiatura di Ryan Ridley voleva donare una sorta di tridimensionalità a un personaggio minore della letteratura di fine Ottocento, l’obiettivo non può certo dirsi raggiunto. Il Renfield di Hoult non va oltre la propria macchietta all’interno di un mondo di cartone in cui troviamo tutti gli stereotipi del poliziesco: agente incorruttibile, la mafia, il capo della polizia corrotto, eccetera, eccetera…
Una carriera altalenante quella di McKay, che dopo il buon The LEGO Batman si era inalberato su un cinema muscolare fuori tempo massimo con The Tomorrow War e adesso con questo Renfield consegna uno dei prodotti di intrattenimento peggiori degli ultimi anni, pensato male ed eseguito peggio.
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