Recensioni

Nicolas Cage è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i meme. Se non avete vissuto gli ultimi vent’anni anni rinchiusi in un bunker, è molto probabile che leggendo questa frase vi sia balenato davanti agli occhi il faccione del protagonista assoluto di The Unbearable Weight of Massive Talent (assai più insipido il titolo italiano: Il talento di Mr. C). Difficile indovinare quale dei suoi innumerevoli avatar abbia fatto la sua comparsa tra le pareti della vostra scatola cranica, ma non negate: lo avete visto, il caro vecchio Nick. Come lo vedo anch’io in questo preciso istante. Per un attimo è il Cage imbolsito e nevrotico di Il ladro di orchidee, l’attimo dopo è il Cage inguainato in una giacca di pelle di serpente di Cuore selvaggio, l’attimo dopo ancora è il Cage tormentato dal delirium tremens di Via da Las Vegas.

Un uomo dai mille volti. L’epiteto è attribuibile a molti attori, ma a nessuno calza a pennello come a Nicolas Kim Coppola (non lasciatevi ingannare dal cognome, è sempre lui). Sarà per questo che viene naturale chiedersi: chi è davvero Nicolas Cage? I filistei e gli amanti del realismo più pedestre vi diranno che è un attore che “non sa recitare”, che gigioneggia troppo, che “signora mia ma come ha fatto a vincere un Oscar?” (per inciso: l’ha vinto per il sopracitato Via da Las Vegas, e se lo meritava tutto).

La verità è che Mr. C è uno tra i pochi divi hollywoodiani rimasti a praticare la nobile arte della recitazione anti-naturalistica; un istrione che ai rigorosi dettami del metodo Stanislavskij-Strasberg preferisce la stilizzazione del cinema muto e del teatro Kabuki (ipse dixit); un professionista tanto dedito al suo mestiere da essere disposto a ingoiare uno scarafaggio vivo pur di rendere più efficace una scena (succede in Stress da Vampiro, il film che ha regalato al mondo il meme “You Don’t Say”). Parliamo, del resto, di un individuo definito dai suoi eccessi e dalle sue bizzarrie. Di un uomo capace di guadagnare e sperperare cifre folli. Forse (non) tutti sanno che: Nicolas Cage ha comprato all’asta un teschio di T-rex per duecentosettantaseimila dollari (è stato poi costretto a restituirlo al governo della Mongolia). Nicolas Cage si è fatto costruire un mausoleo a forma di piramide nel più antico cimitero di New Orleans. Nicolas Cage, una volta, si è fatto di funghetti allucinogeni insieme al suo gatto (esperienza sublime, secondo l’attore; non pervenuta la testimonianza del felino).

Chi è, dunque, Nicolas Cage? La risposta arriva nei primi minuti di Il talento di Mr. C, nella scena in cui – grazie agli ormai consueti prodigi del de-aging digitale – il protagonista si ritrova faccia a faccia con Nicky, il sé stesso dei tempi d’oro. «I’m an actor» dice il Cage maturo e appesantito dagli anni al suo doppelgänger ventiseienne. «No!» sbotta il giovane Cage, «you’re a fuckin’ movie star!». Forse l’ultima vera star che ci è rimasta in quest’epoca in cui gli attori hollywoodiani sono spesso noiosi e incolori come impiegati del catasto.

Il film diretto da Tom Gormican – disponibile on demand dal 22 luglio – parte proprio da questo assunto e fonda tutto il suo impianto narrativo e drammaturgico sui pilastri della mitologia cageiana. Il regista e lo sceneggiatore Kevin Etten non ne fanno mistero: lo script nasce innanzitutto come dichiarazione d’amore di due ammiratori al loro idolo, e se Cage avesse rifiutato la parte, il film non avrebbe mai visto la luce. La fortuna, a quanto pare, oltre che agli audaci arride ai fan adoranti. Superate le remore iniziali, infatti, la star di Face/Off e Con Air accetta di interpretare sé medesimo, dando la stura a titoli vertiginosi come: “Nicolas Cage sarà Nicolas Cage in un film su Nicolas Cage prodotto da Nicolas Cage”. Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: le premesse erano degne del Charlie Kaufman di Essere John Malkovich, gli sviluppi, ahinoi, disattendono in larga parte le aspettative.

Ma ecco un necessario riassunto della trama: Nick Cage è alla deriva. Ha divorziato da sua moglie Olivia (Sharon Horgan) e ha un rapporto difficile con la figlia adolescente Addy (Lily Mo Sheen). Come se non bastasse ha appena perso il ruolo che avrebbe potuto salvargli la carriera e ripianare i suoi debiti. Il suo agente (Neil Patrick Harris) gli procura un ultimo tragico ingaggio: un milione di dollari per partecipare alla festa di compleanno di Javi Gutierrez (Pedro Pascal), multimilionario spagnolo nonché fervente adepto del culto di Cage. Depresso e sul punto di farla finita (perlomeno con la recitazione), l’attore vola a Maiorca dove lo attendono due rivelazioni: 1 – Javi ha scritto una sceneggiatura per lui e vorrebbe tanto trasformarla in un film; 2 – Javi non è chi dice di essere, tant’è che la CIA indaga su di lui e assolda proprio Cage per far luce sui suoi loschi traffici. Seguono complicazioni.

Appare subito evidente come l’opera seconda di Gormican punti a sovrapporre i diversi volti di Cage: l’uomo e il mito, la star da blockbuster e l’interprete di film di nicchia, il talentuoso professionista e il meme vivente. Cage sta allo scherzo, ammicca e fa il verso a sé stesso, lascia che la realtà debordi nella finzione e viceversa. Insomma: si carica sulle spalle il peso (esiguo) del film e quello (oneroso) del suo ingombrante talento senza prendersi troppo sul serio. Pedro Pascal – agente della DEA in Narcos, qui presunto trafficante d’armi – si rivela un coprotagonista perfettamente in grado di reggere il gioco al mattatore del film. Non è un caso che le sequenze più riuscite siano proprio quelle in cui Cage e Pascal ricalcano le dinamiche e i tic dei buddy movie, rivelando un affiatamento tanto sorprendente da far venir voglia di vederli recitare fianco a fianco anche in futuro.

L’alchimia tra i due non è però sufficiente a riscattare un film che vuole essere troppe cose tutte assieme: sagace esercizio di meta-cinema e blockbuster, commedia d’azione e di caratteri, film per tutti e spudoratissimo esempio di fan-service, decostruzione e rifondazione del mito di Nicolas Cage. Il talento di Mr. C tenta tutte queste vie ma non riesce pienamente in nessuna. La sceneggiatura è molto meno brillante di quanto credano (e vogliano far credere) i suoi autori. Incapaci di sfruttare appieno le potenzialità dell’idea di partenza, Gormican ed Etten dimostrano anzi una stupefacente mancanza di inventiva. Scelgono a ogni svolta la strada più semplice, puntano sull’accumulo indiscriminato di ammiccamenti e finiscono immancabilmente per rifugiarsi nei cliché più logori. E poco importano le fragili giustificazioni metanarrative o la pretesa volontà di mettere in burla i suddetti cliché, se dietro la rutilante facciata si cela poco o nulla. Il gioco meta-cinematografico mostra ben presto la corda, rivelandosi niente più che un espediente utile a conferire al film una patina di arguzia artificiosa e posticcia.

Non tutti possono essere Charlie Kaufman, è vero, ma considerate le premesse era lecito aspettarsi qualcosa di più che una semplice, sgangheratissima action comedy. D’altra parte il film è debole anche nei fondamentali. La comicità risulta il più delle volte prevedibile e poco ispirata. I personaggi di contorno non sono nient’altro che figurette abbozzate alla peggio (tocca citare, in negativo, il personaggio interpretato da Alessandra Mastronardi). La sottotrama spy-action, zoppicante sin dall’inizio, sfocia nel più banale dei vicoli ciechi (e nel più frusto dei finali). La regia è anonima nella maggior parte dei casi e sciatta nelle sequenze più complesse. Insomma, Tom Gormican sembra talmente ossessionato dall’idea di portare a casa il film definitivo su Nicolas Cage da dimenticarsi tutto il resto. Nonostante il ponderoso talento del protagonista, allo scorrere dei titoli di coda si ha l’impressione di aver guardato lo stesso meme per un’ora e quarantasei minuti.

Chi cerca un Cage davvero sorprendente e genuinamente talentuoso dovrà rivolgersi altrove. Due proposte per buoni intenditori: Mandy (2018), revenge horror psichedelico diretto da Panos Cosmatos, e Pig (2021) opera prima di Michael Sarnoski in cui Cage offre un’interpretazione misurata al millimetro, forse la sua migliore degli ultimi anni.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette