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5.1

Figlio d’arte (il padre Emmanuel produttore e tastierista), batterista per jazzmen di prestigio come come Hank Jones, Oscar Peterson, Milt Jackson, Donald Byrd, Ron Carter, ma anche per l’ultimo Paul McCartney, produttore per i Roots, Common, Queen Latifah, Erykah Badu, Talib Kweli, MED, Phat Kat, Proof, Pete Rock (come testimonia il free podcast Produced That), sodale e amico storico di Madlib (ha risollevato – o provato a risollevare – le sorti di molti dei suoi dischi pseudofree) e Dilla (fin dai tempi degli Slum Village), Karriem Riggins arriva solo adesso al debutto solista, divisto su due vinili, il primo uscito a luglio, il secondo il 23 ottobre assieme alla versione cd completa.

34 pezzi di hip hop strumentale più immerso nel funk che nel jazz. Karriem è strabravo, e il “singolo” Moogy Foog It ha un motivetto strisciante che ti entra in testa, ma l’impressione è che per Alone Together valga un po’ il discorso fatto a suo tempo per l’esordio del superbassista Thundercat. I pezzi sembrano tutti skit per dischi “altri”, manca la sostanza, ci sono solo tanti spunti, tanti studi ritmico-timbrici (Alto Flute, Up; titoli autodescrittivi come Africa, Harpsichord Session, Water, Ding Dong Bells; i paradiddle scampanellanti di daOOOOOH!; la lezione madlibiana in alcune take latin, afro e disco; la lezione dilliana in No Way, col produttore esplicitamente omaggiato nella traccia conclusiva), ma pochi numeri da appuntarsi sul taccuino, esercizi da producer insomma, e neppure così golosi. Francamente solipsistici.

Forse Karriem ha nelle collab la sua vera dimensione naturale, spalla di lusso, in cui esprimere al meglio le sue – tante – skills. Per completisti della scena e del catalogo ST.

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