Recensioni

6.9

Unknown Rooms esce ad un anno dall'ottimo Apokalypsis, dichiarandosi come una collezione di canzoni acustiche. Seppure il ricordo del precedente album è ancora fresco, il contesto in cui quest'ultimo si presenta è profondamente cambiato. Scemata l'infatuazione della gioventù di Brooklyn con il Goth, passati ora in massa alla psichedelia del progressive rock nel tentativo di trovare una parola d'ordine che riesca reggere più di mezza stagione, Chelsea Wolfe ha il buon senso di smarcarsi dal genere mantenendo al contempo i punti di forza che l'hanno resa celebre. Anche questa volta ritroviamo la sua forte personalità femminile, che la porta ad essere continuamente associata a PJ Harvey, ed una certa passione per l'orrore e la weirdness Lynchiana. Un malinconico folk dalle atmosfere witch (Hyper Oz) ed americana (Appalachia) che si solidificano nella memoria del Salem witch trial. Quello di Unknown Rooms è un folk che si rifa al sound ipnotico e psichedelico di gruppi quali gli Espers e Fursaxa senza però mai raggiungere le loro vette di misticismo. Le canzoni di Chelsea non riescono mai a decollare e rimangono sempre ancorate ad una certa banalità del quotidiano come in Boyfriend, producendo un'estetica da filmato amatoriale alla Blair Witch Project dove le streghe non sono mai enigmatiche o minacciose ma semplicemente ragazzine avvolte in lenzuola mentre si filmano nel bosco dietro casa.

Unknown Rooms è in definitiva una mossa strategica da parte della Wolfe che vuole sia ricordare ai suoi fan la sua esistenza mentre tenta di evitare la tensione del dover replicare il successo di Apokalypsis. Seppure il progetto sia quasi privo di spessore, riesce a reggirsi completamente sulle sue gambe grazie all'incredibile carisma e voce di Chelsea. Se Unknown Rooms non è un disco imprescindibile esso ha il merito di consolidare la Wolfe come un nome che non ha intenzione di sparire.

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