Recensioni

L’incontro tra acustico e digitale si fanno in Mesoscaphe mezzo di memorie di viaggio, quelle dell’itinerario lungo 30 giorni che nel 1969 il sottomarino a propulsione Ben Franklin fece per esplorare le correnti del Golfo.
Memorie che, grazie al lavoro degli artisti Celer (Danielle Baquet Long & Will Long) e Mathieu Ruhlmann diventano suono, ottenuto con le registrazioni di campo dello stesso sottomarino, strumenti acustici (pianoforte, archi, theremin) ed elettronica – quest’ultimi a simboleggiare l’elemento umano.
Morbidezza, fluidità e lentezza sono certo esperienze linguistiche tipiche dei lavori di Celer, che di recente (Nacreous Clouds-and/Oar 2008) avevamo visto adagiate in loop, velocità e stasi. Estremamente puntuale l’arte della rappresentazione, dal realismo acustico nonostante occultata sia la fonte d’origne.
E’ un viaggio, quello di Mesoscaphe, da non intendersi solo come esperienza poetica, ma anche come operazione relazionale, quella che nelle tre tracce gli artisti strutturano con estrema naturalezza e narrativa. Scultoreo, legato agli umori più scuri o in stati di grazia, preso in prestito ma non per questo privo d’espressione, intrappolato o soffocato, concesso alle derivazioni e ai capricci del tempo tempo, il suono, qui,. sia per gesto che creatività, è un ambiente liquido nel quale immergersi, pratica sensibile e sapiente.
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