Recensioni

Sono passati vent’anni da quel The Greatest che aveva sancito un netto cambio di rotta nella carriera di Cat Power: un ritorno alla voce e al soul, un viaggio cantautorale che mirava a una nuova emotività (e a nuova estetica), in qualche modo rieducata e non per questo meno intensa o viscerale, semplicemente più controllata e adulta.
Redux, un EP di tre brani che esce oggi in formato digitale e su vinile 10” per Domino, si ricollega direttamente a quella traiettoria, e non solo per il richiamo della copertina o perché include uno dei brani più rappresentativi di The Greatest in una versione reimmaginata – Could We – e neanche perché suonato con il supergruppo di all-star assemblato per il tour mondiale di quell’album: Judah Bauer (The Jon Spencer Blues Explosion), Gregg Foreman (The Delta 72, Jesse Malin), Erik Paparozzi (Lizard Music) e Jim White (Dirty Three, The Hard Quartet), ma anche e soprattutto perché contiene quella stessa attitudine alla sottrazione, con l’anima dell’artista spogliata di ogni eccesso ingombrante, senza frenesie o urgenze di sorta.
La voce nuda messa al centro della ricerca – quasi terapeutica – di una forma più intima, delicata e silenziosa di bellezza. Una bellezza solida e per certi versi persino rassicurante di cui, in tempi cupi come quelli che viviamo, abbiamo disperatamente bisogno.
L’ep include anche una rilettura straordinaria di Try Me di James Brown, commovente nel suo tono gospel che s’innalza quasi come una preghiera, oltre a una versione da brividi del brano iconico di Prince, Nothing Compares 2 You, rivisitata con ossequio eppure con una riconoscibilissima impronta personale. D’altronde Chan Marshall, e forse nessun’altra, può permettersi di appropriarsi con così tanta grazia di un pezzo così “intoccabile” – rendendolo completamente suo.
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