Recensioni
Caspar Brötzmann Massaker
Caspar Brötzmann Massaker
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Caspar Brötzmann Massaker
Caspar Brötzmann Massaker
Caspar Brötzmann Massaker - Home
Koksofen
Der Abend Der Schwarzen Folklore
Black Axis
The Tribe
-
Stefano Pifferi
- 21 Aprile 2020





La chitarra inacidita e corrosiva dell’opener The Tribe, con quel suo vagare apparentemente errabondo sul territorio post-noise dal retrogusto industrial architettato da basso e batteria, è più di una introduzione all’album. Al punto che potremmo prenderla a paradigma di una intera discografia, quella della band del “figlio di” che per una volta si smarca dal confronto/dipendenza paterna e si crea un proprio, coerente percorso sotterraneo.
Home, ultimo disco conosciuto del power trio Caspar Brotzmann Massaker – accanto alla chitarra di Caspar ci sono da sempre Eduardo Delgado Lopez al basso e, esclusi The Tribe (1988) e Black Axis (1989), Danny Arnold Lommen alla batteria – e datato ormai 1994, conclude sia il percorso della band, nonostante questa continui sporadicamente a suonare live (capitò di vederli incendiare il palco nella serata conclusiva di un Transmissions di qualche anno fa), e anche quello intrapreso dalla Southern Lord e che ha visto tutti e cinque gli album del trio ristampati in maniera austera e privi di troppi ghirigori, ovvero rimasterizzati dagli originali ma con zero bonus. Quando si dice il rigore e l’intransigenza. E di rigore e intransigenza si potrebbe parlare pure nel merito della musica contenuta in questo Home come nell’intera discografia della band: c’è un senso di marzialità e di austera rigidità, al primo ascolto, che rimanda immediatamente alla severità di un Hendrix teutonico cresciuto a pane e noise/no-wave americana, tra reiterazioni cicliche e ossessive (Tempelhof) e una predilezione per gli svolgimenti lunghi o molto lunghi (i 12 minuti del free-noise di Hunter Song o i 15 di clangori industrial-noise in modalità carsica di Massaker), quasi a evidenziare quella idea trance-inducing che ci è sempre parsa l’altra cifra stilistica della formazione. Considerando che Home era un album particolare, ovvero una reinterpretazione ancor più dilatata e free di tracce dai primi due dischi e che a venire ristampati, come detto, sono tutti gli album del trio, senza entrare nel particolare per non avvicinare questa recensione a un saggio – e avremmo veramente bisogno di allungare lo sguardo su realtà simili, tanto coerenti quanto sottovalutate – ci limitiamo a qualche breve considerazione.
Sia nei primi, più diretti e urgenti album The Tribe (1988) e Black Axis (1989), non casualmente registrati live in studio senza sovraincisioni o interventi ex post (da segnalare la marzialità swansiana di The Call e l’ossessività sottocutanea di Time per il primo; la fluviale e paranoica suite della title track per il secondo), così come nei più dilatati Der Abend der Schwarzen Folklore (1992) e Koksofen (1993) – lavori che mostrano il lato più apocalittico ed estenuante della formazione, impegnata in veri e propri tour de force rumorosi – le scorie industrial disseminate su un terreno che è latamente blues, oppure il mini-massimalismo delle cifre chitarristiche del leader, o ancora il gusto per un rumore che raramente esplode e molto più spesso rimane trattenuto, sospeso, quasi represso, sono alcune delle architravi del suono di Brotzmann jr and friends. E sono una pura delizia (o una croce, dipende) per l’ascoltatore che voglia riscoprire una via personale al rumore che fu negli anni al crinale tra 80s e 90s. Voto cumulativo alla carriera, ovviamente.
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