Recensioni

6.4

Ex voce degli ormai disciolti Tulsa (all'attivo un I Was Submerged del 2007), Carter Tanton arriva all'esordio solista con Free Clouds. Dalla band madre riprende il tono evocativo e romantico del cantato – sorta di via di mezzo tra Michael Stipe, Chris Martin e Eugene Edwards -, anche se il target di riferimento diventa questa volta smaccatamente indie.

Testimone né è un dreamy-folk che flirta con certe ballads springsteeniane rielaborate alla maniera degli Arcade Fire (Murderous Joy), avvicina i Coldplay agli Animal Collective (Fake Pretend), si spinge in territori shoegaze (Horrorscope), riprende il Neil Young dei Seventies (Saturday), intercetta i Wilco per pochi istanti (In Knots) finendo per sentirsi a proprio agio anche su una drum machine anni Ottanta (Landlines). In un rielaborare piuttosto palese ciò che macina oggi il mercato (forse manca solo il post-punk) reso credibile dalla teatralità della voce, soprattutto quando il punto di partenza è il background “americano” della musica. Negli altri casi il risultato appare un po' forzato o per lo meno non del tutto a fuoco, tenuto conto che si tratta comunque di un disco che rappresenta, nel bene e nel male, una rinascita artistica.

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