Recensioni

6.8

Di Make Me a Picture Of The Sun, esordio di Carlot-ta risalente al 2011, dicevamo: “un ottimo esempio di come si possa mettere ordine in una giovinezza esuberante mandando a mente quanto di meglio il cantautorato femminile abbia prodotto negli ultimi tempi”. Le cose hanno poi seguito il loro corso, premiando l’impegno della giovane musicista di Vercelli (classe 1990) anche oltre le più rosee aspettative, con un Premio Mei Supersound come “miglior disco dell’anno”, un Premio Ciampi come “miglior esordio dell’anno”, una fase finale del Premio Tenco giustamente guadagnata e, addirittura, l’interessamento di una casa automobilistica come la Ford, che nel 2012 ha utilizzato un suo brano (Pamphlet) per uno spot televisivo.

Potenza dell’hype o doti reali? Songs of Muntain Stream in questo senso toglie ogni dubbio, confermando quanto di buono si era detto sulla musicista. Se, da un lato, le principali influenze rimangono sull’asse folk-pop costituita da Tori AmosJoanna Newsom, dall’altro lo stile si fa meno dispersivo e più personale rispetto all’esordio. Eleganza formale garantita da pianoforte, violoncello, viola, clarinetto, synth, ma anche un istinto per la sperimentazione (per quanto confinato) sottolineato dal lavoro di Rob Ellis (qui produttore e arrangiatore – già al lavoro, tra gli altri, con PJ Harvey e Anna Calvi) sulla parte ritmica: molti drum kit che si ascoltano nel disco sono infatti il risultato di field recordings rubati sulle Alpi e poi dissezionati e rimontati a dovere.

Tutti input che confluiscono in quella che potremmo definire la personalità musicale poliedrica di Carlot-ta: un misto di ironia (The Barn Owl), songwriting cameristico ortodosso e impeccabile (Basiliscus, Sunday Morning Bells Are Ringin’), orchestrazioni sorprendenti che mimano Anna Calvi (White Fur), qualche sbandata in stile Cat Power (Sick To The Heart), malinconie in controluce (L’insinuant, su rime di Paul Valery). Elementi che fanno di Songs Of Mountain Stream un ottimo lavoro, posizionandolo qualche gradino sopra l’esordio.

Nonostante la buona prova di carattere, tuttavia, ci pare che a Carlot-ta manchi forse ancora quello che una Laura Loriga/ Mimes of Wine, ad esempio (tanto per rimanere in tema), veicola in maniera più diretta e profonda, ovvero un vissuto emotivo che vada oltre la proposta artistica ben fatta, un feeling esistenziale che afferri le viscere, prima di gratificare le orecchie. C’è tempo per crescere, comunque.

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