Recensioni

Sorprendente crescita per Dario Brunori e la sua Brunori Sas che giunta ora al Volume 2 inventa un concept album sui poveri cristi italiani.
Una profondità lieve, leggera, tutta radicata nel miglior cantautorato pop della nostra tradizione sorregge con vigore dieci storie di tutti i giorni, dieci vicende di faccende emotive o pratiche che (quasi) chiunque potrebbe ritrovarsi a dover fronteggiare. Poveri cristi, si diceva, ovvero personaggi raccontati nei loro affanni quotidiani: dall'amore perduto all'incidente sul lavoro, passando per i debiti che spingono a un suicidio che però, tanta è la sfiga, non va a buon fine. Il calderone del dramma è assai vario e trasforma sempre il copione in una tragicommedia festosa e mai patetica.
Le canzoni di Brunori fanno sorridere di malinconia, semmai commuovono senza essere tristi e, in questo senso, devono tutto, pur senza eccessivo esplicito riferimento, alla scuola d'autore di Rino Gaetano. Se la vocalità e il cantato tipici del conterraneo trapiantato a Roma riecheggiano in tutto l'album senza remora alcuna, il testo e il sound di Rosa, insieme alle strofe di Tre capelli sul comò (e a molteplici singoli passaggi del disco) devono a Gaetano l'intero approccio, il modo insomma di raccontare in versi di canzone il quotidiano vivere.
Non è solo Gaetano, inevitabilmente, ci troviamo tanto Lucio Battisti trasformato in Bugo (Animal Colletti con Dimartino, Il suo sorriso con Dente e citazione da Le tre verità in immersione acidula beatlesiana), un diffuso Ivan Graziani che s'affaccia qua e là e persino il Daniele Silvestri de Il dado unito a chitarre del tutto mediterraneanrock à la Pino Daniele (sempre Animal Colletti, fucina di riferimenti).
In modo assolutamente inequivocabile questo disco è slanciato su se stesso, se non originale però fortemente personale, punto di vista che si scava dentro coordinate emotive peculiari, omaggio a (e mai copia di) ciò che fu, ricco di una gamma sonora di cui Vol.1 sembrava essere fortemente privo. Proprio gli arrangiamenti rivelano più cura e raffinatezza, l'imprevedibilità melodica svetta di frequente (Una domenica notte, Tre capelli sul comò) donando ai brani svolte sostanziali e sfaccettature non scontate.
Pochi interi album italiani, seppur validi, sono riusciti a essere così sfrontatamente nazpop nel miglior senso della definizione. Vol.2 è colmo di brani su topoi esistenziali (Lei, lui, Firenze e Bruno mio dove sei) storie di tutti, per tutti, oltre ogni tempo, rese con un approccio né retorico né colto. Un passo indietro, a certi settantaottanta della nostra storia musicale tra chitarre, hammond e una certa dose di sana nostalgia.
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