Recensioni

6.5

Dieci lunghi anni, quelli trascorsi dal suo ultimo progetto solista: la cifra tonda che costituisce certamente un abisso per la discografia moderna. Giusto il tempo del riuscitissimo side project con Anderson .Paak, i Silk Sonic, e di un paio di hit mondiali da circa sei miliardi di stream: la struggente Die With a Smile in collaborazione con Lady Gaga, e il festoso pop-punk di APT., con Rosé.

Per uno come Bruno Mars i riflettori restano accesi anche quando egli stesso li rifugge, e se è vero che propizio è attraversare (da soli) la grande acqua, per il cantante hawaiano è scoccata dunque nuovamente l’ora di misurarsi con il gradimento del suo vastissimo pubblico. Un lavoro figlio anche e soprattutto di un periodo complesso, caratterizzato dalla separazione con la sua storica compagna, nonché dalle voci di una presunta dipendenza dal gioco d’azzardo (e annessi debiti milionari) a rumoreggiare fastidiosamente in sottofondo.

The Romantic è senza dubbio un album caldo, sensuale, romantico, per l’appunto, dalle influenze prepotentemente latine. Le chitarre alla Come and Get Your Love dei Redbone, elemento di rilievo del singolo di lancio I Just Might, avevano preannunciato solo una piccola componente delle sonorità che colorano il disco. Più emblematiche le trombe dal sapore tex-mex del brano di apertura, Risk It All, che ci introducono lentamente in un viaggio sudamericano a colpi di Cha Cha Cha (che è anche il nome del brano più riuscito), Rumba e Latin Rock.

Generosamente distribuito, quest’ultimo genere, specialmente nei brani On My Soul e Something Serious, dove per non assaporare un retrogusto di Santana bisogna forse infettarsi con un fortissimo virus naso-faringeo. Altra menzione a parte merita Dance With Me, funzionale coda dell’album, che abbandona i riferimenti che caratterizzano gran parte del progetto e recupera invece le matrici Doo-Wop dell’artista, nonché di quello che fu il benedetto Motown di An Evening With Silk Sonic con il sopraccitato Anderson .Paak.

Un disco breve, appena 31 minuti distribuiti in nove canzoni, realizzato in collaborazione Andrew Lawrence, il cui nome figura tra i pochi, fidatissimi crediti che compaiono in questo agognato ritorno da solista. Dopo le sonorità anni 80s / 90s di 24k Magic, Bruno Mars gira la lancetta indietro di un altro decennio per costruire un sound nuovo, ricercato, verso una terra inesplorata e canicolare, in cui è comunque piacevole avventurarsi in sua compagnia.

Arpeggi di chitarra classica, armonie vellutate e arrangiamenti di archi e fiati sono il bellissimo vestito di un album orfano, forse, proprio delle hit che Bruno Mars stesso aveva sin dall’inizio reso la cifra della sua fortunatissima carriera. Dopotutto, oramai, l’artista stesso si è fatto hit, come dimostrato dallo sbalorditivo n.1 mondiale che troneggia sul suo profilo Spotify al momento della scrittura di questa recensione.

In attesa dell’imponente tour mondiale che toccherà anche Milano nelle attesissime date del 14 e 15 luglio, Bruno Mars si riaffaccia nel mercato discografico ricordandoci che si può anche cambiare genere, sperimentare con sonorità nuove (pur restando sostanzialmente nel recinto del pop e del catchy), cantare da dio e scrivere progressioni armoniche non esattamente scontate, dominando poi ugualmente tutte le classifiche del globo terracqueo.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette