Recensioni

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Nulla di meglio che fare un tour in California, sciorinando sui palcoscenici la musica per cui ti sbatti da almeno vent'anni – il surf – nei luoghi dove è nata e si è sedimentata. Anzi, forse qualcosa di meglio c'è: essere chiamati da Phil Dirt, dj alla KFJC di Los Altos Hill – più o meno il John Peel del surf – per tenere uno showcase, sapendo che dai tuoi strumenti si propagano come spore le frequenze dirette alle radio della mitologica costa ovest. Un live set fortunatamente immortalato in questo Live At The KFJC2, sorta di coronamento per la carriera dei casertani Bradipos IV, protagonisti d'un garage surf filologicamente ineccepibile, tutto riverberi stretti e liquidi, un gracidare eccitazione grigiastra, acidi ingrugniti tra fantasie strumentali a precipizio e insabbiate tra mitologie peyote.

Il solito canovaccio, certo. Ma intanto è cosa buona coglierne la devozione, la scelta d'altrove emotivo, cronologico, cocciutamente estetico che diventa etico con la schioccante rapidita' d'una frusta. Laterali, i Bradipos IV. Inessenziali con la loro ossessiva, inscalfibile coerenza. Ma dotati di una autorevolezza basale. Presenza inquietante di fantasma che ha barattato la sostanza ectoplasmatica con l'essenza differita della celluloide (vedi la loro versione dei fatti di A Fistful Of Dollars). Una possibilità brusca e ineffabile. Liturgia disturbata dalle interferenze d'un immaginario brumoso, fedele al proprio carnet di simboli e rituali, inattuali e perciò congelati in una fosca eternità. Una categoria dell'anima, se vi pare.

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