Recensioni

Come al solito le compilation della Soul Jazz segnano uno standard. Per la qualità dei pezzi, per la scaletta, per la confezione, per la cura maniacale delle note (che in questa purtroppo mancano). Questi i motivi per cui l’etichetta di Soho si è guadagnata un posto di riguardo nel gotha della documentazione di gruppi scomparsi o di tendenze musicali che hanno influenzato e influenzano il nostro ambiente sonoro contemporaneo. Non poteva mancare la dedica al dubstep: fenomeno ormai mainstream che parte da Londra e infonde electrogrime al popolo del post-rave.
La compilation radioattiva (omaggio visuale alla radioactivity dei Kraftwerk) riunisce tutte tracce inedite della crema della scena: tra gli altri Burial, Kode9, Digital Mystikz, Scuba e Skream. Anche se il dubstep è mutante a priori, qui si indagano le radici che vengono rispettate nei loro canoni più classici, dimostrando musicalmente come il “nuovo” genere non sia altro che figlio degli esperimenti di pionierismo di King Tubby e di quel pazzo di Scientist, passando attraverso la modernità post-glitch.
Discorsi derivativo/storici se ne potrebbero continuare a fare all’infinito, ma qui quello che colpisce è la sapienza nella selecta: lo splendido incipit (I Wait) che con un eco cristallino ci fa entrare di botto nel suono post-Almamegretta, le featuring di Paul St. Hilaire aka Tikiman (sì, quello della Basic Channel), la classe nel dosaggio ritmico di Skream in Sub Island, la stupenda progressività roots di Dread Cowboy (un riff da pelle d’oca), il richiamo ai Massive Attack in Surround Me, i fiati e le atmosfere futur-ska in Irie e per finire i pezzi dei maestri che spiccano sempre più (la malinconia wavedark di Unite fa già sbavare per il prossimo album di Burial).
Se avete già tastato il campo passando attraverso le avanguardie Tempa, provate ad ascoltare questo pezzo di storia contemporanea. Soul Jazz rulez once more.
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