Recensioni

7

I Born Ruffians tornano a due anni di distanza da Birthmarks con un disco che mostra un modo di comporre più elaborato rispetto agli esordi. Il quarto album della band, infatti, parte in maniera ineccepibile con Don’t Live Up, un brano che inizia con un leggero riferimento agli Strokes per poi ripiegare splendidamente su un sound alla Talking Heads (riferimento costante della band), con la voce di Luke LaLond che fa il verso a David Byrne. È proprio la voce di LaLond che rende Stupid Dream un ottimo brano, grazie alla sua funzione-guida e alle diverse sfumature che trasformano una canzone dalle sonorità Vampire Weekend in un piccolo capolavoro.

Quello che contraddistingue Ruff è la consapevolezza, per i Born Ruffians, di aver raggiunto nel tempo, una certa libertà compositiva. E allora ben vengano canzoni come Yawn Tears, dove Animal Collective, The Ting Tings e una struttura irregolare convivono alla perfezione, o magari i sali/scendi indie-pop e le incursioni folk alla Violent Femmes di When Things Get Pointless I Roll Away. Seppur fedele alla svolta del precedente Birthmarks, Ruff risulta nel complesso più compatto, più identificativo ed è, con molta probabilità, la quadratura del cerchio per una band che pare essersi scrollata di dosso alcune zavorre del passato. I Born Ruffians arrivano a tutto ciò sfoderando una capacità di scrittura che funziona nei momenti più sperimentali (We Made It) come in quelli più pop nel senso più classico del termine (& On & On & On). L’alchimia rimane intatta persino in brani come Fuck Feelings, episodio che spiazza all’inizio con una chitarra dal sound Nirvana/Pixies per poi cedere ai cori e ancora una volta ad arrangiamenti precisi, mai troppo minimali o esageratamente barocchi.

Ruff è un disco che ripaga per tutti i piccoli difetti che i Born Ruffians presentavano nei loro lavori precedenti; la band ha qui trovato un equilibrio che la rende più autonoma dalle influenze stilistiche esterne e soprattutto dall’ansia di risultare troppo stravagante. Un equilibrio che rende ancora più affascinante il caos che si scatena in ogni brano, mostrando il pregio principale del gruppo: l’imprevedibilità.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette