Recensioni

7.1

E’ questione di aria. Di come l’aria diventa quando la sottoponiamo a certe pressioni e vibrazioni. Cambia la densità, la temperatura, la luce. Il peso. A volte il rock è una questione atmosferica. Elettrochimica. Non c’è bisogno di essere grandi o perfetti. E’ sufficiente essere quelli che arrivano a portarti un suono che è uno stato d’animo, un modo di vedere le cose e starci in mezzo. O volerne scappare. Dei Blonder mi piace proprio questo – e mi piace molto. Di questo loro Ep d’esordio, più che le canzoni – peraltro robuste e melmose, sorrette da un dinamismo fosco e urticante – a convincermi è l’angolazione dell’impatto.

Sono un trio chitarra-basso-batteria che sembra spuntare dal nulla dopo aver preso decisioni definitive in merito alla direzione da seguire. Sono sbrigativi e intensi, acidi e stradaioli. Attaccano i jack e riempiono di tumulto le membrane, roba che lo zio Steve Albini ne andrebbe fiero. Dalle parti di Miacameretta – che si sta rivelando label sempre più occhiuta – citano i Radio Birdman quali riferimenti principali, ed il piglio tirato di Hawaii giustifica l’accostamento. Ma non si può ignorare la bruma shoegaze che staziona dietro l’impianto garage-noise, come un sipario da cui spunta una ridda d’inquietudini sparse. In More Drugs Blue Sky t’immagini lo spirito sornione di Iggy Pop che punta una pistola (finta?) alla schiena dei My Bloody Valentine, mentre And Feathered Clouds è melma garage sbilanciata grunge che esala acidità nera.

Se il termine grunge non vi garba, considerate quanta vena garage punk incendiasse – così per dire – i Mudhoney, ai quali il riffarama schiacciasassi di Transistor potrebbe pure far pensare. In tutto ciò, se il canto di Lorenzo Vermiglio non sempre pare all’altezza della situazione, più che il punto debole della faccenda ne rappresenta il certificato di autenticità. Si attendono sviluppi gustosi.

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