Recensioni

6.4

Blessed Child Opera è una di quelle band che non ha bisogno di grandi riflettori e che da parecchio tempo opera nel sottosuolo musicale italiano. Italiano e non solo, a dire il vero, considerato che i Nostri scrivono i testi in inglese: l’album è infatti uscito prima in America che nel nostro Paese, e il tour avrà un seguito anche negli Usa. A voler essere ancora più precisi, dovremmo declinare il verbo al singolare, scrive: la mente e la personalità dietro a questo progetto ultradecennale, infatti, è quella di Paolo Messere, musicista e cantautore che vanta collaborazioni di un certo calibro, tra cui Ulan Bator, per citare i più noti. Di album in album viene affiancato da un plotone di musicisti, e la forma si esplica nella materia. Per The Devil & The Ghosts Dissolved, l’ultima fatica, vediamo la partecipazione di Valeria Sorce e Matteo Dossena, ma non è solo la formazione a cambiare, rispetto ai lavori precedenti. Variano anche i paesaggi descritti: passiamo dalla Sardegna di Fifth (2011) alla Sicilia di The Darkest Sea, alla brulla e solitaria maremma di questo album. L’errare rimane condizione psicogeografica indispensabile per la sopravvivenza del cantautore che, spostandosi, si tiene sempre attivo artisticamente.

Il settimo disco raccoglie molto delle suggestioni che per anni il girovago compositore e produttore (nonché titolare di Seahorse Recordings) napoletano ha cavalcato: la ricerca febbrile del cantautorato intimista e impegnato stile anni ’90 oltreoceano, dell’universo post-rock miscelato con un folk dalle pieghe wave. Se già però la sua musica tendeva a una cupezza espressiva limpida, ora tutto questo viene portato alle estreme conseguenze. Tutto diventa solitudine straziante, privazione di qualcosa di desiderato, senso di abbandono.

È fondante, nel processo creativo, l’indagine maniacale sui suoni e sulle combinazioni melodiche anomale, nella ricerca continua e irrequieta di una diversità. Inevitabile la ripresa dell’esperienza con la band francese Ulan Bator, che evidentemente ha lasciato un segno profondo nel modo di far musica di Messere. Ci sono anche stralci di musica che ricordano i Motorpsycho di Timothy’s Monster, o atmosfere gotiche nordeuropee; viene dipinto il buio, la notte, in una dimensione di stasi quasi sacrale. A parte un paio di ballate più serene come It Looks Like a No Return o No One, o ancora una I Know Everything che si basa più sul fingerpicking, vi sono brani che suonano come una nenia funebre. Ad esempio Mother o la quasi angosciante X-Star, in cui convivono parti musicali discordanti che creano un effetto di inquietudine. Anche Who I Am ha cori gotici e freddi che calcano la mano sulla desolazione.

Ennesimo disco suggestivo di un autore che conferma tutto ciò che di buono ha realizzato fino ad ora sotto la sigla Blessed Child Opera.

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