Recensioni

4

Con Take Them On, On Your Own (Virgin, 2003), Turner, Hayes e Jago rispondono alzando il voltaggio, scolpendo il sound, sparando un drumming più selvaggio al centro della scena (per quanto può esserlo la tecnica di Jago, s’intende), facendo del basso una cappa minacciosa e della voce un crepitio transistorizzato.

I cliché diventano soffici diktat produttivi e non c’è nessuna remora quando c’è da rubacchiare un riff stonsiano (nella lunga cavalcata conclusiva di Heart + Soul) oppure riciclare sfacciatamente l’irriverenza catchy degli amici Dandy Warhols (We’Re All In Love), la ribellione motoristica in derapage multistrutturato dei Primal Scream (Us Government) o l’ipercinetismo post punk del proprio cavallo di battaglia Whatever Happened To My Rock’N’Roll (in Six Barrell Shotgun). Così, se ai tempi del debutto il gruppo poteva vantare numi tutelari quali Stone Roses e Ride, stavolta sembra che rifaccia gli Oasis folgorati dagli ultimi (esecrabili) ZZ Top (tentativo di omaggiare il patron Noel?), o i già citati Primal Scream passati dal parrucchiere di Bon Jovi (sempre la celeberrima Six Barrel Shotgun).

Forse proprio per l’eccessivo battage pubblicitario, o per le amplificazioni delle riviste specializzate, di Take Them On, On Your Own tutti se ne dimenticheranno presto: ancora una volta i BRMC non dimostrano la volontà di calarsi nelle profondità e/o nell’inquietudine che da sempre abitano le sonorità di cui riscoprono le fragranze, piuttosto sembrano propinatori di un gusto oramai chiaro e talmente evidente che lo stesso pubblico, per giunta un po’ deluso dai live, inizia a disinteressarsene.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette