Recensioni

A quattro anni dall'esordio Précis e due dal sophomore Temper, il femmineo Thomas Meluch non ha cambiato metodo e intenzioni. Lasted è stato inciso e missato in completo isolamento domestico, intinto nel folk/pop di Drake-iana memoria e inframezzato di droni e brevi strumentali avant-folk. L'ispirazione è sempre lì, tiepida e delicata, pastorale e astratta. Il terzo album di Meluch è un canzoniere della memoria pronto a indirizzarsi verso un songwriting immerso nei field recording, che in alcuni casi pare maturato (le inflessioni folk-rock e i tocchi eighties di Lasted) e in altri ripetuto all'infinito (Tie, A Coin On The Tongue).
Camminare, ogni due anni, in questo piovoso giardino è un po' come tornare a casa in autunno. Ci ritrovi un ragazzo chiuso in sé stesso ripetere la stessa, suggestiva, incantevole canzone. E' un tutt'uno con il fascino della decadenza.
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