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L’Anfiteatro del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, riapre i suoi cancelli, pronto ad accogliere la nuova edizione della rassegna estiva Tener-a-mente. Il cartellone è di assoluto prestigio, per un ritorno in grande stile dopo i compromessi del 2021 e la cancellazione del 2020. E chi meglio di Beck avrebbe potuto inaugurare la rinascita musicale di uno degli anfiteatri più belli d’Italia e, quindi, del mondo?

«Io, la mia band e la mia crew abbiamo deciso che questa è la tappa più bella di tutto il tour». Esordisce così il musicista losangelino, che sembra assolutamente convinto che la data del 26 giugno 2022 meriti un’etichetta speciale nel calendario, per essere ricordata come un giorno perfetto. «Il sole, il lago, il cibo, questo meraviglioso posto, questa meravigliose persone. Vorremmo restare qua. Possiamo?». Potrebbe sembrare ruffianeria, ma viene effettivamente difficile pensare a una situazione più idilliaca, tanto per gli artisti quanto per il pubblico. Con una cornice del genere, in una perfetta giornata estiva, il concerto sboccia da sé.

Beck
Beck live all’Anfiteatro del Vittoriale, foto di Alice Blandini (2022)

Come sempre, il primo segmento dello show è affidato a una versione acustica e solista di Beck Hansen, che sale sul palco con uno dei suoi iconici outfit e conquista la platea con una toccante versione di The Golden Age. Non serve provare a tenere a bada la pelle d’oca, perché il pezzo più emozionante della setlist è pronto dietro l’angolo. «Ho registrato questa canzone per la colonna sonora del film The Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Non ho idea di come si intitoli in italiano, lo sapete?». Purtroppo sì, ma per fortuna lo scempio della nostra traduzione del capolavoro di Michel Gondry non può intaccare la bellezza della cover di Everybody’s Gotta Learn Sometime dei The Korgis, che segna fin da subito una vetta difficilmente superabile, per pathos e imprinting emotivo col pubblico.

Al sesto brano la band prende posto attorno a Beck e ha inizio la lunga e dirompente sezione elettrica, che sgorga dal palco del Vittoriale in un memorabile crescendo danzereccio. Bastano le prime note di Mixed Bizness per spingere l’intera arena ad alzarsi in piedi e ballare, ignorando l’afa di fine giugno e trasformando i pochi centimetri quadrati davanti al proprio posto a sedere in un effimero dancefloor.

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Beck live all’Anfiteatro del Vittoriale, foto di Alice Blandini (2022)

Beck, invece, di spazio a disposizione ne ha eccome. La band resta un passo indietro, a ridosso della backline, mentre il frontman si prende la libertà di disegnare ampie geometrie con i suoi piedi ballerini. Passa da un brano all’altro con una disinvoltura affascinante. Sembra uno sciatore che conosce a memoria il tracciato, ogni curva, ogni dislivello, ma mentre procede a massima velocità riesce anche a coreografare splendidamente i suoi movimenti.

Nel suo incontenibile estro, fonde ogni diramazione della sua carriera in una proposta organica, saggiamente equilibrata tra suggestioni hip-hop, folk, rock e dance, restando fedele alle strutture pop che l’hanno reso una star a livello globale. Integra anche un paio di cover di lusso, come The Valley of the Pagans dei Gorillaz e Night Running dei Cage The Elephant, ma soprattutto il nuovo brano Take It Back, al suo debutto live assoluto. Si balla e si canta senza sosta per un’ora e mezza, prima di esplodere nella celebrazione più sentita della serata, con Loser, la canzone più celebre e rappresentativa del repertorio.

Beck
Beck live all’Anfiteatro del Vittoriale, foto di Alice Blandini (2022)

Il brano che ha rischiato di trasformare il Beck degli anni Novanta in un artista “one-hit wonder”, lo stesso che ha spinto le etichette di mezzo mondo a giocare al rialzo per accaparrarsi una firma dal potenziale nuovo eroe del lo-fi, oggi non grava in alcun modo sulle larghe spalle del suo autore. Dopo un paio di decenni – e qualche Grammy – la hit del più vincente tra i perdenti del regno indie rock si mostra ancora integra, degna del miglior sing along ed eseguita con fierezza da chi si è dimostrato molto più solido delle intenzioni del music business che mai, ma proprio mai, è riuscito a domarlo.

C’è tempo ancora per due encore, che regalano in successione alcuni dei pezzi più belli e irrinunciabili, come Lost Cause, E-Pro e Where It’s At, prima della conclusiva One Foot in the Grave. Il conteggio a fine serata è di trentacinque brani, in circa due ore di performance che scorrono via come le birrette e gli Spritz nei locali di Piazza del Caduti, appena fuori dalla venue. Un numero pazzesco, che rende l’idea della grande intensità di un concerto praticamente perfetto, dove a mancare è solo la presentazione dell’ottimo gruppo di musicisti al servizio di Beck. Peccato, perché ognuno di loro si sarebbe preso un meritatissimo applauso personale, che invece confluisce nell’ovazione finale.

«Che serata indimenticabile», dice il cantante statunitense, genuinamente estasiato dal suo pubblico. A chi lo dici, caro Beck. Rifacciamolo presto, ok?

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