Recensioni

6.9

Tornano i ragazzi bestia con un degno seguito del precedente strumentale The Mix-Up (vincitore nel 2008 di un Grammy come Best Pop Instrumental Album). Dopo che Adam 'MCA' Yauch ha annunciato lo scorso luglio di soffrire di un cancro, i fan del gruppo non aspettavano un'uscita così ravvicinata di questa fantomatica 'seconda parte', dato che la prima non è ancora stata pubblicata (e forse non lo sarà mai). Invece eccoci qua ad ascoltare l'ottava fatica del trio newyorchese.

In tre quarti d'ora e in sedici tracce viene delineato un ritorno alle origini, a quegli anni '80 da cui il verbo del white rap è germinato poi in tutto il mondo, a quel mix di mainstream blaxploitation (Make Some Noise, Multilateral Nuclear Disarmament) che ha fatto la fortuna della loro proposta musicale: una sensazione che avevamo già subodorato nel già citato disco strumentale, in qualche canzone più introspettiva di To The 5 Boroughs e se proprio vogliamo anche in Paul's Boutique, old-school anche quando non poteva -per definizione – esserlo.

Anticipato sul loro canale youtube con un singolare streaming integrale al Madison Square Garden (stadio dei Knicks, squadra simbolo per molti rappers della grande mela) e con un cortometraggio di mezz'ora (Fight For Your Right Revisited), l'album amplifica, recupera e scherza parodisticamente sul sentimento di nostalgia di quegli anni che ovviamente non ci sono più, ma che per il trio americano col passare del tempo diventano sempre più importanti. Pochi i featuring con qualche leggera deviazione dal suono 'basic-Beastie' (il rockettino Run-DMC di Too Many Rappers con Nas, già nella Hot 100 di Billboard nel luglio 2009 e il bel reggae con Santigold in Don't Play No Game That I Can't Win), qualche effetto d'epoca (le voci robotiche in OK, gli effetti lo-fi in Nonstop Disco Powerpack, gli slap robotici di Funky Donkey) e la solita eccellenza nel rhyming confermano come i (non più) ragazzi siano ancora in forma, anche se c'è un grosso ma.

L'operazione di looking back per le star mainstream sembra attraversare infatti un periodo apicale: vedi ad esempio i ritorni alle vecchie abitudini di R.E.M. e di Foo Fighters (questi ultimi nel video di White Limo). Un'estetica passatista che non sconvolge, non propone singoli memorabili, ma che conferma. All'orizzonte non si vedono segnali di svolta, ma la calma piatta in cui questo ed altri dischi prodotti da vecchi lupi possono farci crogiolare in momenti di apprezzabile e professionale divertimento. Per le rivoluzioni c'è (?) tempo.

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