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Il sound dei californiani Barn Owl raggiunge con V il livello di intensità che gli chiedevamo da anni, in ragione sia dei percorsi solisti di Porras e Caminiti sia della progressiva pianificazione di una musica sempre più cosmica, nera, trascendente. La nuova liturgia è diversa da quella di From Our Mouths A Perpetual Light e The Conjurer, e del resto sia Ancestral Star che Lost in Glare si limitavano a formulare ipotesi, rimanendo con i piedi saldi nella tradizione, qualunque essa fosse: metal, desert folk, kraut rock, drone music.

La cadenza doom di Void Redux liquida lo scenario all’istante con il suo alternarsi di liquidi saliscendi chitarristici in un vorticare concentrico sempre più denso, minaccioso, ottundente. L’elaboratissimo mix di synth, campionamenti ed effetti introduce alla storta serenata di The Long Shadow, sorta di corrispettivo desertico di The Eternal dei Joy Division. La chitarra languida di Porras cerca di intonare una plausibile forma lirica, ma un organo gotico ostile scioglie tutto in un mare magnum di echi distorti, gli stessi che mimano le distanze astrali di Against The Night prima dell’approdo al cuore nero di Blood Echo. Matrimonio con la tenebra più nera del nero, qui Porras e Caminiti raggiungono l’apice della loro sapienza di visionari miscelatori dell’occulto, con una flebile eco di drones tibetani che in rapida successione si deturpa in uno stordente, solenne, inarrestabile climax cosmico.

Dopo tanta potenza Pacific Isolation serve a rifiatare prima di addentrarsi nell’ultimo atto di The Opulent Decline, mini suite di diciassette minuti collocabile fin da subito tra i capolavori del rock apocalittico. Intro prettamente elettronica con echi di suoni ed effetti trattati in studio che si anima lentamente su un tappeto sonoro dal sapore alieno ed esotico, prima che un gelido vento distorsore cominci la propria opera di corrosione. V esemplifica al meglio l’arte dei Barn Owl come raffinatissimi esteti doom, genere di cui a questo punto i Nostri conservano solo l’aspetto esistenziale e filosofico. Di fatto, ormai, Porras e Caminiti hanno acquisito l’estro per evocare tanto la fine, quanto ciò che viene dopo di essa.

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