Recensioni

Woods è il primo lavoro ufficiale di Davide Albiero, in arte Barks, emergente producer nostrano già noto alle cronache per aver sfilato al Barrakud davanti ad artisti del calibro di Paul Kalkbrenner. La produzione nasce (non a caso) alla Tapewave Mastering, sotto la supervisione artistica di Francesco D’Abbraccio degli Aucan, ed è veicolato dalla label Milanese MagmatiQ Records, che prima fra tutte ha avuto l’accortezza di prendere sotto la propria ala protettrice un producer che, date le circostanze, presenta esponenziali margini di miglioramento.
Woods è un lavoro di sole tre tracce, calibrate in modo coeso e semanticamente appropriato, per asservire ad un immaginario scuro, caratterizzato da cadenze distese che dipingono paesaggi sfumati e inafferrabili, come se venissero visti attraverso il finestrino di un treno senza direzione. Una marcia ansiogena che si snoda tra patterns spediti e sottofondi riverberati, inabissati in se stessi. Nessuna via d’uscita, solo tensione costante e meccanica, sfacciatamente ripetitiva.
La title track introduce subito l’ascoltatore nel mondo Barks, senza vie di mezzo e senza compromessi, prendendolo per mano e accompagnandolo lungo un percorso spiralizzato pregno di distanze e riavvicinamenti, di cavità e di compensazioni, in una linea interpretativa resa solida da una sezione di drums che trova fondamento nella propria semplicità. Il lavoro di fino sta tutto nel gioco di riverberi, che emerge come sovrastruttura regalando profondità al fraseggio di vocals e sintetizzatori: un fraseggio reiterato e fluido, che immerge in un paesaggio dal forte odore post. In Slough, al contrario, l’andamento ondulatorio del synth definisce un continuo saliscendi emozionale che spezza quella sensazione di eterno e ripetitivo correre verso un dove non bene identificato. Una sorta di pausa riflessiva, piena di perché e di dove, il punto più chiaro in cui è possibile identificare e riconoscere l’anima Barks. A concludere il lavoro, la drittissima Nest, sincero gusto deep techno e nessuna pretesa megalomane, un suono che ricorda il sapore delle notti berlinesi capitanate da mostri sacri quali Dettmann e Ben Klock.
Woods EP è quindi un disco che delimita sapientemente i propri punti fermi, ponendoli come base del proprio essere, con una consapevolezza non comune che permette a Barks di tenere i piedi per terra e, al tempo stesso, di creare spazi propri ed aperture personalissime.
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