Recensioni

7.7

Nella prima metà del 2000, con il mercato musicale britannico in gran fermento fra aspettative (Coldplay), promesse da mantenere (Radiohead) e nuove stelle (Sigur Ròs), il nostro Damon pubblica il primo long-playing, riuscendo a strappare in egual misura plausi al pubblico e alla critica.
Vincitore del Mercury Prize, The Hour of Bewilderbeast si rivelerà in prospettiva l’episodio più fortunato della carriera: scritto, suonato e arrangiato interamente dal musicista, è un miscuglio di freschezza, immediatezza, coraggio, ingenuità e ricercatezza, compendio di un talento a 360° che allora sembrava sconfinato. Da un lato una varietà di stili e di registri al limite della schizofrenia, dall’altro un sottile equilibrio in cui le diciotto tracce convivono: non propriamente un concept, piuttosto una sorta di epopea fantasy il cui protagonista è sempre lui, il ragazzo disegnato male, che gioca coi suoni per dar vita alle proprie storie prima ancora di affidarsi a forme più “classiche”.
Dall’apertura pastorale di The Shining, sorta di Nick Drake & Beta Band, i brani si susseguono irregolarmente, in un alternarsi di interludi più o meno strumentali (il tema Bewilder, poi ripreso più ampiamente in Bewilderbeast, un country-garage dai toni indianeggianti; la beckiana Body Rap; la breve filastrocca alla Simon and Garfunkel This song; l’onirica Blistered Heart) e brani compiuti, tutti diversi tra loro, eppure riconducibili a un’unica fonte: Once Around The Block è Elliott Smith che flirta col jazz; Magic In The Air una ballata bacharachiana per piano e voce che mantiene ciò che promette il titolo; Say It again si trascina indolente alla Tom Waits, con un bell’arrangiamento bandistico di ottoni; Everybody’s Stalkingè indie rock di ottima fattura. Ancora, Pissing In the Wind (ribattezzata Spitting per, supponiamo, perbenismo) è il più classico dei country; Disillusion un irresistibile e variopinto brano disco esistenziale. Il tutto è, se non memorabile, almeno degno di nota, fino all’appropriata conclusione bucolica di Epitaph, con il suo malinconico coro di bimbi (tratto che si farà distintivo nei dischi a venire). C’è poco da stupirsi, dunque, se si è parlato (e si può ancora parlare di) esordio strepitoso.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette