Recensioni

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Prevale la perplessità, la curiosità o cosa, di fronte al ritorno degli At the Drive-In? Per chi era rimasto affascinato, per non dire folgorato, dallo splendido Relationship of Command, il rapporto si era interrotto un po’ troppo bruscamente, troncato da uno scioglimento repentino nel momento più promettente della carriera. E così sono nati i Mars Volta che avrebbero preso la loro strada – e gli Sparta che ne avrebbero presa un’altra ancora diversa.

Adesso che i membri della band di El Paso hanno finalmente sotterrato l’ascia di guerra – a parte Jim Ward, che non è della partita – e sono tornati in studio per realizzare In • ter a • li • a, la paura peggiore, quella cioè di un lavoro deludente, è scongiurata. Ma così è anche per le più rosee previsioni, che sarebbero state di avere oggi il capolavoro mai arrivato per colpa dello scioglimento. Il nuovo album fa per ampi tratti il suo dovere. I texani sono aggressivi e carichi come li ricordavamo. Apprezziamo di nuovo il loro approccio all’hardcore  – o forse dovremmo dire emocore – evoluto e arditamente progressivo, con i suoi ritmi convulsi, i cambi vertiginosi e le spericolatezze armoniche. No Wolf Like the Present sono loro: un groove instabile che può polverizzarsi da un momento all’altro, ritmi e frasi tarantolate che più che legarsi sembrano andare in rotta di collisione, legati da un filo invisibile in continua tensione.

La  cifra è sempre riconoscibile anche nelle variazioni sul tema: Call Broken divisa tra funk-core nervoso e hard rock magniloquente, il metalcore in salsa latina Holtzclaw, i riverberi di psichedelia hard di Torrentially Cutshaw o la vecchia vena crossoveristica alla Rage Against the Machine di Continuum. Sottolineato che la band c’è, e che i nostri brani preferiti sono Tilting at the Unvendor – incrocio travolgente tra gli MC5 e l’emocore washingtoniano in salsa prog-funk – e la fugaziana Governed by Contagions, con i suoi avvitamenti continui tra linea vocale e contorsioni strumentali, ravvisiamo ugualmente che manca qualcosa a livello di songwriting per rinverdire i fasti di Relationship of Command. Il confronto inevitabile con il terzo – e più riuscito – album per ora dice questo. Il futuro, se persevereranno, chi lo sa.

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