Recensioni

5.5

Confesso che quando ho saputo di dovermi occupare dell’ultimo Mars Volta mi sono detto: oddio, ora mi tocca più di un’ora (se mi va bene) di sincopi, urla falsettate e quant’altro in dote al combo neoprog statunitense. 

Mica li disprezzo, anzi, è solo che li conosco e dopo 4 dischi in 5 anni posso anche stilare un resoconto sull’operato dei Nostri, e dire che dopo il primo e buona parte del secondo disco, la musica dei Mars
Volta ha regalato poche sorprese proprio come certo progressive dei Seventies che si spense con l’avvento del punk. Al momento non si avvertono rivoluzioni in atto né uno stratega tipo Malcom Mclaren, eppure Cedric Bixler-Zavala e Omar Rodríguez-López vanno avanti incuranti – e stoici c’è da dire – nel propinare uno speedprog che tolto qualche momento si regge con difficoltà.

Mi sentirei di consigliare, loro fossero al mio fianco mentre si sorseggia un buon caffé, di insistere magari sulla componente fusionlatineggiante che qui e là regala interessanti momenti come accade, in questo nuovo The Bedlam in Goliath, nella seconda parte di Aberinkula,dove anche i fiati hanno un loro perché oppure nella bella ritmica di Ilyena, e lasciar perdere cervellotiche e brutali aperture di Ouroborous e Wax Simulacra che, ripetiamo, non si reggono.

Ed è un peccato perché anche in queste tracce, come nelle restanti, si ritagliano intermezzi che potrebbero portare ad esiti diversi se solo il Santana di Soul Sacrifice che c’è in loro venisse trattato con meno furia hard-core. È poi basta con quelle urla da Plant castrato!

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