Recensioni

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Furbi gli Architecture In Helsinki a far uscire il nuovo album alle porte della bella stagione: il suono già tradizionalmente solare del gruppo tradisce oggi ancora più voglia d'estate. E' una delle poche sfumature avvisabili in una ricetta per lo più immutata dai tempi di quell'In Case We Die che potremmo definire, se non capitale, quantomeno importante nel definire il mondo indie-pop nella sua accezione più colorata.

Nessuna svolta, insomma, e del resto sarebbe sciocco pretenderne da un gruppo del genere, ma ancora una manciata di brani divertenti (la corale Yr Go To, con tanto di campane, o la ballabilissima Escapee) e anche un po' di malinconia da tramonto sulla spiaggia (la dolce W.O.W., la Desert Island che apre il disco in lieve levare). Nella seconda metà della tracklist l'album, del resto, mostra il fianco: Denial Style e Everything's Blue suonano obiettivamente meno convinte, e come se non bastasse Sleep Talkin' gioca col solito synth-pop anni '80 con I Know Deep Down a strizzare l'occhio agli Wham. Per un gruppo che ha puntato tutto sulla centrifuga di influenze piuttosto che sui rimandi diretti, questo è decisamente un difetto.

In definitiva Moment Bends è un disco dal fiato corto. Un peccato dato che quel che c'è di buono funziona davvero.

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