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Se c’è un personaggio nella musica rock degli ultimi venti e passa anni sul quale mai e poi mai avrei avuto il coraggio di scommettere un solo euro, quello è Joel Gion. Su due piedi il suo nome non vi dirà granché, ma se cominciassimo a nominare DIG!, Anton Newcombe e quindi Brian Jonestown Massacre, forse vi si accenderebbe una piccola scintilla. Bene, Joel Gion era fino a poco tempo fa il tamburellista dei sopracitati BJM. L’anima della festa, se così vogliamo definirlo. Il basettone frastornato che durante i concerti aveva il semplice ruolo di far imbestialire Anton Newcombe e mandare tutto all’aria. Un Bez – il ballerino acido che accompagnava i mancuniani Happy Mondays nei giorni di gloria – versione californiana.

Dopo vent’anni di onorata carriera nelle vesti di “tambourine man”, Gion decide infatti che è giunto il momento di smarcarsi dall’ombra del guru Newcombe per intraprendere la propria strada. E lo fa con questo Apple Bonkers, dieci tracce che se da un lato devono molto ai sopracitati BJM, dall’altro dimostrano come Gion sia in grado di mettersi in viaggio alla ricerca della propria identità artistica. E il “trip”, perché in fin dei conti di viaggio acido si tratta, parte subito in quarta con le stroboscopiche Yes e Smile, brani che ci proiettano in una vallata desertica in cui a risuonare è anche il rock’n’roll spaziale di Two Daisies e quello ben più rozzo di Radio Silence, Sailon On e Don’t Let the Fuckers Bring You Down (sui sedili posteriori viaggiano i Jesus and Mary Chain). Quando la destinazione comincia a intravedersi, Gion decide invece che è arrivato il momento di tirare il freno e di gustarsi un’aromatica sigaretta alle erbe, lasciandosi così trasportare dalle note delle ballate Hair Flowers, in cui a riecheggiare è lo spettro di Syd Barrett, e di una fluttuante Change My Mind.

A fine corsa, la sensazione che questo Apple Bonkers lascia è quella di una pallina impazzita che, lanciata dal croupier, gira e rigira per poi posarsi su un numero perdente, il nostro. Mentre dall’altra parte del tavolo Joel Gion è lì che se la sghignazza per la vittoriosa giocata (alla faccia di tutti quelli che non avrebbero scommesso una sola monetina).

 

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