Recensioni
Andrea Belfi
The Myth Of Persistence Of Vision Revisited
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Gaspare Caliri
- 13 Febbraio 2012

Un recupero obbligato per un’uscita 2011 che rischiava di perdersi nel magma di pubblicazioni elettroacustiche di taglio chiaramente italo-tedesco. C’è molta Italia dietro a The Myth Of Persistence Of Vision Revisited, di Andrea Belfi & Ignaz Schick (figura di riferimento nel nucleo elettroacustico di Berlino, dove peraltro Belfi ora vive). Non solo per la presenza del compositore e percussionista, ma anche per la collaborazione al missaggio finale di Attila Favarelli, e al mastering di Giuseppe Ielasi.
I due (Andrea e Ignaz) si sono rincorsi in territorio berlinese, quasi come fosse un incontro obbligato. Nulla di questo passa nel mito della persistenza della visione. C’è la solita qualità elevatissima della ricerca dell’italiano sui timbri armonico-percussivi, e la computer music trasfigurante del tedesco. L’interazione tra i timbri esotici delle percussioni d’ottone di Belfi e le perforazioni acutissime dei sibili di Schick parte al meglio in Myth 1 – brano iniziale che scioglie le riserve sulla naturalezza del duo – e si consolida, coerentemente con il concept, in un rapporto di persistenza nel taccuino visuo-spaziale dell’ascoltatore. Si sente l’impronta della co-progettazione elettroacustica, che forse è termine preferibile al solito “impro”. Si sfiora la spettralità di Giacinto Scelsi per tutto il disco fino a toccarla nell’ultima traccia (Myth 6). E resta un taglio progettuale fatto ancora una volta del risultato che è superiore alla somma degli elementi.
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