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Continua a passi decisi il percorso di crescita della band palermitana Akkura giunta con Cosmotropico al quarto album. Dopo aver scavato a piene mani nella tradizione letteraria della propria terra d’origine con Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme, la formazione sicula affina le armi mettendo a punto un sound filamentoso ed estremamente fresco, in grado di creare un ponte potente ed immaginifico tra Mediterraneo e Sud America: quello dei ritmi sincopati e allo stesso tempo estatici, un flusso continuo che ha lontanamente a che fare con la saudagi brasiliana.

Cosmotropico è probabilmente la naturale evoluzione di questo processo artistico intrapreso dagli Akkura, portatori sani di un gene di songwriting anomalo, solo ad un orecchio distratto associabile alla scena indie italiana e da cui riescono bene a prendere le distanze. Lo fanno con un’animosità sonora che profuma di sixties e rimanda nitidamente alla sottovalutata esperienza partenopea firmata Fitness Forever, a loro volta dediti a rintracciare un’alchimia tra sonorità d’oltreoceano e cantautorato nostrano, peculiarità invece insita nel DNA degli Akkura nel cui curriculum figurano anche nomi illustri della scena brasiliana quali Moreno Veloso e Domenico Lancellotti.

Tutti elementi volti a disegnare la geografia di un disco brillante, leggero ma non frivolo, che spazia da pulsioni tropicalia (Fame e Sete) ai parossismi letterari di Io Nico ed Emily, senza mai adombrare quella trasognata vena cantautorale (La Sera, Reminiscenza) vagamente jazzata e a metà strada tra Fabio Cinti e il Battisti più sperimentale in grado di offrire un’ulteriore sfaccettatura all’intero album. In chiusura i ritmi di Cosmotropico vanno via via sfumando su un registro sonoro che profuma di suggestioni portoghesi, brasiliane à la Caetano Veloso e perfino africane, dettate da battute sempre più serrate (Daunbaidesi) e sezioni sempre più corali (Peresoso) che affidano all’indolenza di Whydowego la chiosa finale.

Cosmotropico rappresenta senza dubbio la tappa decisiva nel processo di maturazione sempre più palpabile e definito degli Akkura. La band sicula semplicemente non sceglie la modalità più semplice ma quella più edulcorata, consapevole del fatto che spesso la strada della maturità è lastricata anche d’incoscienza e leggerezza.

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