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Profonde divagazioni notturne, riti ancestrali ed evasioni in chiaroscuro si incontrano nella nuova puntata della serie Late Night Tales, compilata da Agnes Obel. La cantautrice danese, che nei suoi lavori unisce folk-intimista a musica filarmonica e da camera, è chiamata perciò a muoversi nei territori che più le sono affini, quelli dark ed eterei, quelli perfetti per una scenografia notturna a là Twin Peaks. E i riferimenti al mondo del cinema sono dichiaratamente presenti fin dall’esordio del mix, con la surreale Evil Theme di Henry Mancini, inclusa nella colonna sonora di A Touch Of Evil di Orson Welles, per poi arrivare a Great Mission degli Hello che – come l’artista ha dichiarato in un track by track su NPR – le ha riportato alla mente Fitzcarraldo.
Agnes Obel sfuma con disinvoltura, ma anche con precisione e coerenza, episodi tetri e noir con squarci di lucente vitalità: così, dalle espressioni sorridenti della bossa-nova tropicale del Quarteto Em Cy Tamba Trio (Alleluia) e dalle dolci melodie vocali di Ray Davies (una demo al piano di I Go To Sleep), si passa agli archi carichi di inquietudine, contrastati dalla dolcezza del pianoforte, di Piano Quintet V del compositore russo Alfred Schnittke. Anche la Nostra si cimenta con il piano eseguendo una cover di Glemmer du.. så husker jeg, una tipica canzone danese, per poi offrici l’inedito Bee Dance, un brano caratterizzato da un’ovazione oscura di archi che – continua la musicista sempre su NPR – «parla dell’esperienza di un pensiero che improvvisamente prende il sopravvento su tutto ciò che è nella nostra mente».
Sempre con classe e spirito libero, l’autrice si sposta dal turbamento al calore folk rude e minimale (Sibylle Baier e la sua The End) per ritornare nel torpore con le magiche folate di vento che soffiano sulla catartica stratificazione di accordi di chitarra di Obscura Primavera dei Can.
Un Late Night, quello compilato da Agnes Obel, in cui la cantautrice, oltre a sfoggiare una cultura musicale invidiabile, offre una visione del momento notturno come dedicato all’esplorazione interiore, in un percorso che oscilla tra latitudini differenti. Difficile addormentarsi, facile lasciarsi rapire.
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