Recensioni

6.3

Anche se non ha mai voluto riconoscersi in tale veste, il primo album di Benny Boeldt (Adventure, 2008) era di fatto un perfetto esempio del cosiddetto chiptune, ovvero l'arte di far musica home-made col solo utilizzo dei suoni prodotti dai primi videogiochi anni '80. Nello stesso anno in cui 4mat, uno dei padrini del genere, torna con Surrender a ridare lustro e classe all'estetica nintendo-oriented, Adventure si svincola dalle regole della chip music approdando in territori più decisamente (synth)pop.
 
Lesser Known non perde comunque lo spirito giocoso né una certa nostalgia degli anni passati, prendendo posto nel percorso evolutivo post-glo-fi proprio accanto agli ultimi Miami Horror. In altre parole: l'amore per gli eighties è confermato a viso aperto, ma l'attitudine lo-fi viene meno in favore di una più marcata componente dancey.
 
Stavolta però, più che la lezione di Washed Out e Memory Tapes, ad emergere è ancora una volta la devozione per i protagonisti degli '80, con menzione speciale per New Order (i riconoscibili loop di synth in Meadows e Open Door), Pet Shop Boys (l'energy dance di Lights Out e Relax The Mind), perfino Culture Club (il canto mellifluo di Boy George ripreso in Smoke And Mirrors). Gli spunti più fantasiosi si limitano dunque a un paio di brani: Electric Eel, col suo divertente dialogo tra vocoder e spasmi noise, e Rio, un vivacissimo gioiellino electro pop su misura per le vacanze estive.
 
Preso atto delle sue abilità, va detto che il ragazzo può ancora migliorarsi, maturando un proprio stile personale. Sufficienza e pacca di incoraggiamento.

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