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È passato più o meno un quarto di secolo dallo scioglimento degli Huggy Bear, band che nella prima metà degli anni ’90 contribuì a spargere in Gran Bretagna il verbo riot-grrrl ma che in verità si diede l’appellativo di girl-boy revolutionaries, sia con riferimento alla sua ispirazione politica che all’ambivalenza in fatto di generi che la formazione rappresentava (tre donne, due uomini).

Ora, una delle componenti maschili del quintetto, il cantante Chris Rowley, torna a far parte di un gruppo portando in dote, oltre al suo bagaglio compositivo, tutta la sua rabbia pregressa in anni non solo di autoimposto esilio dalla produzione musicale ma anche di peggioramento della nostra società in senso economico, sociale e culturale, al netto del Coronavirus che pure ha scoperchiato una situazione già al limite. E così quando gli ex Male Bonding John Arthur Webb e Kevin Hendick, insieme al batterista Sonny Barrett, gli hanno chiesto di entrare a far parte di questo nuovo progetto, Rowley non solo ha accettato ma ha anche esternato un entusiasmo che, evidentemente, non provava dai tempi del suo sodalizio con Niki Elliott e gli altri: «Mi sento – ha detto riguardo alla nuova sigla – come se dentro potessi portarci il carico di tutti i riferimenti culturali che vorrei facessero parte di una band senza dover scendere a compromessi».

E in effetti, di compromessi Book Of Curses, esordio discografico del quartetto pubblicato su What’s Your Rupture?, non sembra averne accettati, anche se poi i tempi sono cambiati e, rispetto al massimalismo nichilista dei succitati Huggy Bear, il combo, che dimostra di essere un meccanismo già perfettamente oliato, appare un tantino più temperato nella furia iconoclasta, non fosse altro perché consapevole che, nonostante «la società attuale ispiri più di prima alla ribellione», la rassegnazione è inevitabile, che di sognare cambiamenti radicali non è più il caso, anche se poi ci si può chiedere – in forma retorica, ovvio – come si possa inghiottire un calice così amaro («Son to a father / You’re a father to a son / Why would you let / This shit carry on» canta Rowley in JNR Showtime). Del resto, ha un senso la scelta apparentemente nonsense di infilare una ‘k’ nel nome del gruppo: mica è perfetta la vita da adulti, e una lettera messa lì senza motivo ci ricorda che le cose non vanno mai come dovrebbero. Oppure, la lettera è come quel sassolino che manda fuori giri un ingranaggio alla maniera di come i Nostri vorrebbero mandare fuori giri il sistema.

Un sistema marcio. E definitivamente messo a nudo dall’attuale pandemia, dicevamo. Questo Libro Delle Maledizioni contiene abbondanti riferimenti alla realtà attuale, a partire da New Curfew, titolo che è tutto un programma e il cui testo recita: «Non so che provare quando sento le sirene là fuori». Capito? Negazionisti magari no, ma rabbiosi, frustrati e confusi gli Adulkt Life lo sono di sicuro. Però, lungi dal dissimulare un simile stato d’animo, i quattro lo trasformano in un punto di forza, almeno dal punto di vista stilistico, mettendo in campo un hardcore all’arma bianca che con dodici rasoiate di inaudita brutalità squarcia il velo dell’intorpidimento da lockdown mescolando art e post punk, frontalità old school, DIY actitude, free-jazz e noise rock, uniti a una poesia esplosa e a uno sguardo impegnato sulle nostre comunità incasinate, su questo mondo in disfacimento dove oltretutto veniamo pure rincoglioniti dal profluvio di informazioni a cui siamo quotidianamente sottoposti.

Book Of Curses è come una barchetta diroccata in mezzo a un maremoto. Prova a tenere la barra dritta, consapevole che non basterà a evitare di affondare, ma se il mare rigonfio davvero dovrà inghiottirci, che se li sudi, i nostri corpi alla deriva su questa bagnarola. Tra venti o trent’anni salterà fuori il relitto, e chissà che dentro qualcuno non ci trovi un tesoro.

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