Recensioni

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Tolte le incursioni occasionali dei vari Sully, Distal, Mohawke e la passione incidentale di Machinedrum, oggi è Addison Groove l'unico vero footwork producer, interamente impegnato a disaccoppiare il genere dal ghetto per renderlo una nuova estetica di composizione, e non solo un tecnicismo di ritmica e samples (per una panoramica completa su ghettofilia e ambizioni c'è il nostro speciale omnicomprensivo). Lui che fino a due anni fa era "solo" Headhunter, tra i dubstepper di punta della scuderia Tempa, ultimamente è dedicato al 100% alla scienza juke e il suo sound consolidato adesso è quell'abile miscela di stop&go catalizzatori e background UK bass cristallizzato nell'album Transistor Rhythm di sei mesi fa.

Le quattro tracce di Adventures In Rainbow Country confermano le stesse virtù espresse nell'album. L'estrazione dubstep/bass di Addison dà corpo solido alla fase ritmica, così che Button Moon e Oversize Clip possano essere anche discrete bombe da pista, oltre che stuzzicanti appetizer d'ascolto. La novità invece è un pezzo dall'anima trasversale Melody Maker che sornione sposta a sorpresa l'ago della bilancia sull'armonia future-garage, mentre la opener ripresenta quello che per certi versi può esser visto come l'ultimo limite del talento di Bristol: con quella partenza densa d'attesa e quei loop vocali spietati, I Go Boom sembrerebbe pronta per far crollare le pareti del club, mentre invece sfocia in una technobass trattenuta per la cuffia, senza lo sfiato necessario ai meccanismi dance.

Il fatto è che Addison Groove non è la gradassaggine spartana dei TNGHT. Lui non vuole ancora rinunciare al proprio carattere intellettuale e il contrasto tra potenzialità ed equilibrio in atto resta il vero rammarico. Almeno finché non finisci in un suo dj-set.

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