Recensioni

Si autocelebra, la Spittle, com’è giusto che sia. La più coraggiosa tra l’armata di label che stanno scandagliando le origini del suono wave italiano, compila in un doppio cd alcune perle misconosciute, ma anche no – Gaznevada e Diaframma, Monuments e Neon, Pale TV e Luc Orient per 35 tracce e due ore e mezza totali – della fervente scena italiana più synth oriented. E lo fa con la solita cura e attenzione filologica nel tentativo di celebrare l’unica (forse) scena italiana in grado di funzionare anche fuori dai confini patri e nello stesso tempo di fornire una prova di “futuro possibile” proprio nel momento di passaggio tra gli impegnati 70s e i frivoli 80s. Una fotografia del sottobosco musicale italiano più pioneristico e avventuroso, colta nel momento dell’inizio della fine: prima, cioè, del trionfo del vago e dell’effimero, dei frizzi e lazzi dei maledetti anni ’80, dell’esaltazione del post-moderno a tutti i costi.
Una operazione (auto)celebrativa che raccorda le molte realtà – Mannequin, Sometimes e Oltrelanebbiailmare, per fare giusto qualche nome – che attualmente stanno svelando a suon di ristampe la ricchezza, naif e derivativa quanto si vuole, ma spesso sorprendente nella sua avanguardia, di certa Italia underground d’inizi ’80.
L’eloquente sottotitolo Minimal Synth, No Wave & Post-Punk Sounds From The 80s Italian Underground delimita infatti perfettamente quello che si rintraccia nei due cd: suoni sintetici e atmosfere oscure, puntate no-disco e classici wave minori, romanticherie post-punk e esercizi urgenti e non di stile, che superano l’inevitabile effetto nostalgia per accasarsi dalle parti della documentazione più esatta e contestualizzata. Quella di un periodo realmente pioneristico e seminale, mai troppo rimpianto nelle sue ingenuità e nei suoi colpi ad effetto, ma finalmente disvelato ad un pubblico sempre più ampio.
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