Recensioni

Sam Baker’s Album è il secondo album di Samiyam, il primo ufficiale, edito dalla losangelina Brainfeeder, una delle etichette indipendenti più fighe in circolazione, che se siete lettori attenti di Sentireascoltare dovreste conoscere piuttosto bene. È un disco a metà tra un polveroso mixtape di beats e una raccolta di library music futuristica, composto e realizzato da uno dei migliori produttori wonky del giro di Flying Lotus (vinyl junkies e nerd dei beats come Ras G, The Gaslamp Killer, Daedelus e compagnia).
La formula è sempre la solita, ormai collaudatissima. Pulsioni post-J Dilla, drum programming squantizzato, linee di synth sincopate che si incastrano, grana sonora grossa e sporca, attitudine astratta e astrale. È roba da viaggio e, anche se Samiyam non ha il talento compositivo né l’audacia di un FlyLo, il disco scorre proprio che è una meraviglia, strutturato in frammenti com’è. Sono diciassette brani strumentali che raramente superano i due minuti e mezzo, sviluppo del tutto orizzontale, grandissima importanza alla qualità del suono in quanto tale. Non sono canzoni, ma non sono nemmeno composizioni elettroniche; sono proprio frammenti, frammenti di puro hip hop dilatato e radicalizzato, nella sua essenza produttiva di “looking for the perfect beats”. Lo metti su e ti lasci trasportare dal groove, non serve altro.
Non ha nemmeno molto senso citare qualche brano in particolare, vista la natura omogenea e materica del prodotto. Ci limitiamo a segnalarlo come un must have per tutti gli amanti del suono wonky, soprattutto quello più vicino alla sua insopprimibile matrice hip hop. Buon ascolto.
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