David Crosby
David Crosby, foto fornita da Atlantic Records

We’ll remember forever your name: è morto David Crosby

Si è spento a 81 anni una delle stelle più brillanti della Summer Of Love

Erano i 4 moschettieri della West Coast: Crosby, Stills, Nash & Young. Le chitarre come spade, le armonie vocali il lavoro di fioretto. Come tutti i supergruppi hanno avuto vita breve: un disco di studio, Déjà Vu del 1970, e 4 Way Street dell’anno seguente sono bastati per entrare nella leggenda (c’è anche, So Far, antologia pubblicata nel 1974; American Dream, giunto 14 anni dopo il disco d’esordio, Looking Forward, 29 anni più tardi, e Déjà Vu Live, pubblicato nel nuovo millennio, sono il prodotto di un’altra band, pur con gli stessi musicisti).

Stephen Stills arrivava dai Buffalo Springfield, e lo stesso vale per Neil Young, che si sarebbe aggiunto per ultimo ai già formati Crosby Stills & Nash, Graham Nash – inglese – proveniva dagli Hollies, mentre David Crosby aveva militato nei Byrds: ecco perché “supergruppo”. Crosby è il primo a cedere: la causa non è ancora stata resa nota. Ma non importa il perché, conta quello lascia: un grande vuoto ma allo stesso tempo una grande eredità fatta di musica indimenticabile.

David era figlio d’arte: il padre Floyd, il direttore della fotografia che vinse l’Oscar ne l 1931 per Tabù, ma soprattutto il vincitore di un Golden Globe per Mezzogiorno di fuoco con Gary Cooper, uno dei western più importanti della storia del cinema. Mi piace pensare che l’immagine più suggestiva che resta di David, quella che lo vede vestire la giacca sfrangiata da trapper o da cacciatore di bisonti del vecchio West, capelli e baffi lunghi anche in tarda età, sia dovuta all’influenza dei set calcati dal padre. Del resto, oltre a offrire la sua musica a Hollywood per alcune colonne sonore, il cantautore ha frequentato il mondo del cinema da attore: per Fuoco assassino e per Hook – Capitan Uncino, sul set del quale strinse amicizia con Phil Collins, un legame che due anni dopo, nel 1993, produsse il singolo Hero scritto e inciso insieme.

Ma Crosby è stato anche un uomo sanguigno e un esempio integrità civile, soprattutto considerando la tenuta stagna, rispetto alla realtà, che tende ad avere il mondo dorato del rock: nel 1967, ancora con i Byrds, sul palco del Festival di Monterey non esitò a esternare pubblicamente i suoi dubbi sull’operato della commissione che aveva indagato sulla morte del presidente John F. Kennedy, provocando l’ira di Roger McGuinn e Chris Hillman, che non volevano mischiare musica e politica, fino ad arrivare alla rottura totale.

La vera, purissima, perla generata da David Crosby, però, è senza ombra di dubbio If I Could Only Remember My Name, esordio solistico del 1971 che raccoglie al suo cenacolo la creme della scena musicale americana della West Coast di quel periodo. Sempre difficile, se non impossibile, decretare “il migliore” di tutti, soprattutto sconfinando tra le epoche, ma se a stento mi trattengo dal dire che è il migliore disco partorito dalla creatività di tutti i componenti CSN&Y, in tutte le configurazioni, di certo mi sento di dire che si tratta di un disco unico e dell’unico disco al quale l’aggettivo “celestiale”, in tutte le sfumature che la parola assume, si attaglia nel modo più credibile.

Non è un caso che per avere un seguito si dovranno attendere 18 anni e Oh Yes I Can: come a dire che lo sforzo e il prodotto dell’esordio erano stati così immani che di un altro disco non ci sarebbe stato bisogno. Per avere un posto nell’olimpo della musica bastava If I Could Only Remember My Name, e così è. Il cui brano di apertura, nel titolo e nel testo – un mantra –, descrive in breve, puntando dritto al cuore e come nessun altro ha mai saputo fare, l’essenza della musica. Music is Love.

Nato il 14 agosto 1941, David crosby è deceduto il 19 gennaio 2023 a Santa Ynez, California, USA.

Tracklist

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