Con i singoli di Lorde e dell’inedito trio formato da Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti – Solar Power e Mille, entrambi recensiti nei rispettivi post – ai piani alti del mainstream c’è decisamente voglia d’estate. Non a caso oggi esce pure Culture III, terzo capitolo del trap trio Migos anticipato da una afosa Avalanche, pezzo che ruota attorno a un sample del pezzo più famoso dei Temptations, Papa Was a Rollin’ Stone, ma che sta sullo sfondo di un bel flow di Quavo, Offset e Takeoff, dunque qualcosa di più del consueto botta e risposta monosillabico a cui i tre ci hanno abituati. Del resto il disco ha 19 brani, per cui nessuna promessa di tenuta sulla lunga distanza. Sicuro gli ospiti danno una mano a variare il canovaccio e da queste parti, come prevedibile, ce ne sono un sacco, tra vivi e trapassati. C’è Drake, Cardi B, Future (figuriamoci se non c’era) e – dall’aldilà – Pop Smoke e Juice WRLD.
Come abbiamo imparato dalla serie Atlanta, in città in questo periodo dell’anno fa un caldo anche afoso, dunque niente di meglio che mitigarlo con un po’ di brezza australiana. Ci pensano i King Gizzard & the Lizard Wizard con il loro 18esimo album tutto modulari e sequencer midi. Roba melodica e psichedelica come giustamente l’hanno descritta loro al momento del lancio, con l’accento sul dream pop a schiumare dagli arpeggiatori. E così sostanzialmente è, con – c’è da dire – buonissimi risultati. Butterfly 3000 è un album gioioso e solare, floreale e cosmico. Non era scontato un disco così dal collettivo, ma questa è una di quelle piacevoli sorprese per cui vale la pena perseverare nell’ascolto della loro corposa discografia.
A proposito di estate e cieli azzurri, date un occhio alla copertina del disco dei ritrovati Islands che rispecchia esattamente il mood che ritroverete nel loro Islomania. E comunque se parliamo di estasi e di sogno niente di meglio che metter sul piatto del giradischi – il vinile è in uscita domani per il Record Store Day – Ciao Italia. Generazioni Underground, una raccolta che è un monumento alla fu Italian Dream House. Vi dice qualcosa Sueño Latino? Non ci dilunghiamo qui, date una letta alla recensione di Daniele Rigoli, in pratica uno speciale in cui troverete un degno approfondimento sull’imprescindibile pubblicazione firmata Rebirth, con tanto di interviste ai protagonisti (!). Quale disco metter su dopo un sogno mediterraneo? Stasi di Populous senza dubbio. Un disco di “rallentamento, riflessione e ripresa” secondo il producer, che nelle parole del nostro Luigi Lupo si traduce in seducenti immersioni notturne, spazi di riflessione e percorsi di meditazione. Parliamo di un ottimo ambient album con beat rigorosamente downtempo e una grana melodica che supera i confini nazionali per abbracciar una latinità a tutto tondo.
L’estate è anche un momento catartico. Chi rimane in città svuotate si ritrova a vivere un’avvolgente inquietudine mitigata da inedite ridondanze, angoli inconsueti di una quotidiana urbanistica, familiari facciate osservate in controluce o in SCURO CHIARO, citando il titolo dell’album che segna il ritorno di Alessandro Cortini, recensito da Massimo Onza (che ha anche curato l’articolo relativo The Veiled Sea, il ritorno di Six Organs of Admittance). Anche rituffarsi negli 80s è un’idea ricorrente, ed è qui che s’immergono Ryan Adams con il suo Big Colors, recensito da Tony Donghia, e i Cold Cave con il loro Fate In Seven Lessons, all’insegna di un crooning su basi synth pop non soltanto in bianco e nero, ma anche colorato da spunte pop neworderiane (ascoltate Night Light).
Rimanendo in Italia, il weekend segna l’atteso ritorno di Mahmood con Ghettolimpo, disco sotto embargo fino al giorno della sua pubblicazione, e dei Calibro 35 con Post Momentum, un EP che si fregia di una validissima alternate version di Stan Lee, un funk morriconiano inciso originariamente con il rapper americano Illa J (fratello minore del compianto J Dilla) e qui con Ensi e Ghemon a condurre i giochi. Sempre italiane le uscite di Bobo Rondelli, in ambito songwriting (Cuore libero), e Raffaele Attanasio in ambito techno (Nuovo Futuro), entrambe recensite su queste pagine e con quest’ultima a riallacciarci al discorso dei maestri della colonna sonora italiana alla base del gruppo funk-jazz italiano.
Altre due interessanti uscite del fine settimana sono quelle di Garbage e Sleater-Kinney: la band capitanata da Shirley Ann Manson torna con No Gods No Masters, un set di brani a forte contenuto politico infarcito di critica sociale e arrangiati con la formula per la quale la formazione è nota fin dagli esordi nei 90s. Mentre l’ora duo formato da Carrie Brownstein e Corin Tucker, ritorna in Path Of Wellness tra essenzialità e classicità (recensione di Elena Raugei).
Al solito trovate nella sezione Weekly il dettaglio completo sulle uscite di questo fine settimana di cui ci sarebbe da parlare ancora molto. Ma ci fermiamo qui rimandandovi infine a Dustin O’Halloran e Laura Masotto, in ambito classica-contemporanea.