Recensioni

7

Immersioni notturne, spazi di riflessione e percorsi di meditazione. La musica di Populous ha sempre vissuto di una dimensione esplorativa, non solo per la ricerca, tutta personale, di beat hip-hop/dancefloor e atmosfere glitch e folk rilassate, quanto per l’indagine su sonorità che passano dall’Africa (Night Safari) a Lisbona (Azulejos) fino al Sudamerica con il recente manifesto queer danzereccio W.

Con Stasi il producer salentino volge lo sguardo alla sua terra di origine, si distende su una spiaggia sulle rive del Mediterraneo e, tra ambient e downtempo, servendosi solo di strumenti analogici, immerge l’ascoltatore in acque notturne. La sua non è musica distensiva per tramonti balearici ma un’occasione di solitaria introspezione e ristoro interiore a cui, nei periodi più intensi della pandemia, siamo stati tutti chiamati. Nei giorni di lockdown, sono esplose le app per la meditazione, non si contano più podcast e tutorial (anche Netflix offre da poco le guide al sonno e alla respirazione del centro Headspace) che stimolano alla pratica della mindfullness, diventata un mantra con cui spezzare i ritmi frenetici della società odierna. Populous, che nei tre mesi del 2020 di totale chiusura dell’Italia, aveva già coccolato i fan con playlist ambient di grande raffinatezza, offre ora la sua versione di navigazione nel proprio io con otto tracce lontane dalle inclinazioni new-age di un Four Tet, più vicine ai Boards Of Canada e ai beat fumosi di J Dilla. Vita Lenta alterna un andamento claudicante di bassi tenebrosi a aperture di dolci note di carillon, Meditazione Urbana resta nello stesso vortice di scariche noise e glitch, il nero caos delle città alternato ai fantasiosi colori delle percussioni. Si avverte l’eco di William Basinski nell’ambient dronica di Stasi, sette minuti di oscuro rapimento e di saliscendi emotivi, tra synth a là Badalamenti e uccellini in sottofondo che richiamano una tempesta.

Il disco di Populous gioca su una sensualità dalle tinte blu come nell’apertura Orizzonti bagnati dell’Adriatico, titolo e sonorità che sembrano richiamare Prati Bagnati del Monte Analogo, capolavoro fusion del 1979 di Raul Lovisoni & Francesco Messina (quest’ultimo peraltro autore della copertina de La Voce del Padrone del compianto Franco Battiato). La traccia è un lento tripudio di affascinanti bordoni e assoli rigeneranti posati su ritmiche hip-hop fumose: una solitaria passeggiata al calare delle tenebre in una solitary beach da cui provare a studiare L’architettura del Mare (con gli arpeggi che disegnano le traiettorie dei pesci) o osservare il mistero della Luna Liquida. Un percorso distensivo e pacificatore, avvolto da una patina malinconica e tensiva (Prati Roventi, Sentieri Luminosi) che rende l’album ricco di umori e sensazioni, visioni e odori, allontanandolo dall’idea di una ambient-downtempo piatta e telefonata.

Populous omaggia con Stasi i suoi riferimenti musicali più soffusi, i Boards Of Canada su tutti – ma anche un Midori Tekada – con estro e personalità: li porta dalle campagne scozzesi alle rive del mare Adriatico, spazio di conflitti, incroci culturali e sapori unici.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette