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Poco importa che Alessandro Cortini sia venuto alla ribalta grazie alla militanza nei NIN di Trent Reznor, visto che sin da subito la sua manipolazione analogico-sintetica ha proposto una vera boccata d’aria distante da retro-futurismi vari e ammiccamenti, quanto invece ricca di una ricerca che da gradazioni crepuscolari si è sviluppata verso scenari sempre più ariosi, veicolando un senso armonico carico di emozionalità e capace di segnare il passo in modo distintivo. Un tocco che non si riduce alla pura padronanza tecnica, di per sé indiscutibile, ma che proprio attraverso di essa bilancia istintualità e capacità di sviscerarla con il giusto senso temporale, utilizzando i limiti prescrittivi delle macchine come cardini timbrici; non un fatto di semplice strumentazione, quindi, quanto di sensibilità e struttura.
Una visione che da movimenti semplici è capace di scolpire un drammatismo complesso, scivolando sul crinale tra la pura sound art e un sofisticato gusto melodico che comprime la distanza con l’ascoltatore, pur parlando un linguaggio per nulla accondiscendente. Elementi che diventano una strategia per mettere sul piatto prima di tutto se stessi; un’autorialità che, quand’anche alle prese con melanconia e memoria, è comunque autocosciente di avere un ruolo nel presente (cosa ben riscontrabile nell’album AVANTI). Tutto questo lo ritroviamo ancora una volta in questo SCURO CHIARO, lavoro assemblato grazie a un’attenta ricerca nell’archivio personale, ma che tuttavia suona omogeneo e attuale.
Un approccio che da pulsazioni minime si dirama in texture sonore che sostengono un’epica potente, ma con un’asciuttezza di intenti particolarmente efficace (ECCO); che rielabora intuizioni malinconiche che sono state la forza di dischi come Sonno e Risveglio, ma con nuove illuminazioni dei dettagli (VERDE); nondimeno che aggiunge una temperatura umana a sbocchi siderali e luminosità bucoliche à la Geogaddi (CHIAROSCURO) o che aumenta ad arte l’acidità del pH di ampie spaziature (NESSUNO, LO SPECCHIO), per dare anche maggiore slancio a vortici minimal techno (SEMPRE). Lo stesso con cui Cortini conferisce uno sbocco variegato a un perimetro ben definito, tanto da rendere sinfoniche intuizioni 8-bit ammantandole della giusta corporalità (CORRI) e da trasformare grotteschi valzer sintetici in una litania da fiaba gotica (FIAMMA).
Un ulteriore tassello in un percorso che continua a funzionare alla grande, avvolgente ma intriso di una particolare inquietudine di vivere, che ancora oggi colpisce con naturalezza e gusto per la scoperta.
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