Motta, foto per la stampa (2021)

Weekend discografico. Ascolta gli album di Rachele Bastreghi, Marianne Faithfull, Motta, Tony Allen, Teenage Fanclub e altri

A spiccare in questo uggioso weekend è la poesia e il songwriting.

Weekend all’insegna di tante novità musicali ma anche prettamente tecniche su SA. Dopo aver inaugurato la nuova versione della sezione Weekly del portale, in pratica il nostro magazine settimanale, abbiamo approntato alcune migliorie sul lato della presentazione dei contenuti, soprattutto lato mobile. Sono piccoli dettagli magari, ma risultano decisivi quando si tratta di scorrere agilmente gli album o i menù orizzontali.

Passiamo alle uscite discografiche che trovate elencate nella sezione dedicata e introdotte in questa sede. A spiccare in questo uggioso weekend è la poesia e il songwriting. Poesia romantica nel caso di Marianne Faithfull, che recita brani di poeti inglesi dell’Ottocento su basi strumentali create da Warren Ellis (Nick Cave & The Bad Seeds) con l’ausilio di Nick CaveBrian Eno e Vincent Ségal. È un disco solenne questo She Walks In Beauty, della cui trattazione si occupa l’articolo di Stefano di Trapani, all’interno della sua rubrica, e la recensione di Valerio di Marco, in cui troverete anche un interessante accenno al Cimitero Acattolico di Roma, luogo in cui sono sepolti Keats e Shelley, due poeti omaggiati proprio all’interno del lavoro.

Se questo disco per Faithfull rappresenta un punto di partenza e allo stesso tempo un ritorno a quello che l’ha sempre ispirata, così potremmo dire anche dei Teenage Fanclub, il cui Endless Arcade, in particolare, esplora un lato crepuscolare della loro cifra stilistica finora solo superficialmente toccato (recensione di Tony Donghia). Viceversa, se l’equilibrio è quello tra rumore e melodia, tra il rock e il violoncello, Semplice è il disco con il quale Motta punta proprio su questo concetto, mantenendo intatta la scrittura e affidandosi alle contaminazioni, in un gioco di equilibri precari e per questo affascinanti (recensione di Fernando Rennis).

Sempre per la serie songwriting di qualità, ancor meglio fa Rachele Bastreghi in Psychodonna. Il suo primo album da solista centra una personale cifra stilistica tra rimandi barocchi, sperimentazione e moderne soluzioni elettroniche, per un viaggio interiore dalla necessaria urgenza espressiva. Sono le parole di Elena Raugei, che ha curato sia la recensione sia l’intervista (di prossima pubblicazione) alla cantante. Ottime alchimie sono al centro anche di Superwolves, l’album con il quale Matt Sweeney e Bonnie “Prince” Billy tornano a collaborare a più di quindici anni dal precedente lavoro. Parliamo di un linguaggio che sa essere al tempo stesso contemporaneo e ancestrale, dolce e oscuro (recensione di Massimo Onza in arrivo).

Passando all’elettronica, da un disco denso e psichedelico come quello dei Crumb (Ice Melt, recensito da Bonaiuti), ci ritroviamo tra le maglie orchestrali e il jazz psichedelico di Leon VynehallRare, Forever è fatto di banger techno ma anche di affascinanti  immaginari sonori che mostrano al contempo abilità da sound-designer ed estro da dj. Un disco che è un trip tra le deviazioni della nostra mente (recensione di Luigi Lupo), che nel caso di Shock Power of Love EP, in cui troviamo brani di Burial e Blackdown, si tinge di sonorità baleariche, immaginario rave primigenio e 90s house; materia quest’ultima che ci dà la perfetta scusa per parlare del remix album di Róisín MurphyCrooked Machine – questo il titolo – è più di una reinterpretazione di Róisín Machine pubblicato lo scorso anno e, più correttamente, va annoverato come capolavoro personale di Richard Barratt / DJ Parrot / Crooked Man. Sempre dance ma di tutt’altra (autoironica) pasta, Maison Belissimo è la nuova prova italo disco (variante) Rimini exploitation del bassista e producer Bruno Belissimo, scritto con una “l” sola, naturalmente.

Last but not least abbiamo A Deep Voiceless Wilderness, l’album solista di Steve Von Till, pubblicato in concomitanza con il lavoro di spoken word Harvestman 23 Untitled Poems, un disco di composizioni ambientali dalla forte inclinazione neoclassica che rimanda alla visione di compositori contemporanei come Jóhann Jóhannsson, Brian Eno e Gavin Bryars, «una riflessione allucinata ed elegante sul nostro distacco dal mondo naturale, degli esseri umani gli uni dagli altre e infine da noi stessi».

Tracklist

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