La sospensione del talk show di seconda serata condotto da Jimmy Kimmel ha scosso colleghi e comunità artistica. In sua difesa sono accorsi altri famosi presentatori statunitensi e non ultimi gli U2. La band, che di recente si è esposta con decisione sulla questione palestinese, parla ora di “diritto di parola” condividendo sui social uno scatto del 2017 proprio nello studio del comico: «In supporto alla libertà di espressione, da sinistra a destra, dal buono al cattivo al peggio. Dal non così grande all’ispirazione… e soprattutto alle risate. Che sono la prova della libertà».
L’appoggio del quartetto irlandese si inserisce in una catena di reazioni che ha visto mobilitarsi Stephen Colbert (il cui programma è stato a sua volta cancellato e chiuderà i battenti il prossimo anno), David Letterman, Jimmy Fallon e gran parte delle principali associazioni professionali di Hollywood.
La cancellazione del talk show, arrivata dopo i commenti di Kimmel sull’omicidio del leader conservatore Charlie Kirk, ha ulteriormente polarizzato l’opinione pubblica, alimentando un braccio di ferro politico e mediatico che ha coinvolto direttamente Disney — la quale ha perso numerosi abbonati a seguito delle proteste — e la sua controllata ABC.
Nelle ultime ore anche Marc Maron ha parlato apertamente di censura governativa, così come l’ex Monty Python John Cleese e Piers Morgan si sono scontrati sul caso.