Thom Yorke e Stanley Donwood, foto di Julian Broad. Courtesy of TIN MAN ART (2025)
Thom Yorke e Stanley Donwood, foto di Julian Broad. Courtesy of TIN MAN ART (2025)

Thom Yorke, Stanley Donwood e una lunga storia visiva: a Oxford la mostra “This Is What You Get”

Ha aperto il 6 agosto, all’Ashmolean Museum di Oxford, la retrospettiva che racconta trent’anni di sodalizio visivo tra Thom Yorke, Radiohead e Stanley Donwood

Quest’anno Thom Yorke ha pubblicato l’album nato dalla collaborazione con Mark Pritchard e contribuito con gli Smile a un brano per la colonna sonora della serie Apple TV+ Smoke. Tracce di fuoco. Non ultimo, ha anche inaugurato a Oxford la mostra This Is What You Get, una retrospettiva sul lungo sodalizio con Stanley Donwood, autore della quasi totalità degli artwork dei Radiohead a partire da The Bends. Aperta da ieri, 6 agosto, all’Ashmolean Museum fino all’11 gennaio 2026, la mostra raccoglie oltre 180 opere, tra quadri originali, bozzetti, testi manoscritti, incisioni, lavori digitali e materiale inedito.

Un vero e proprio viaggio dentro l’immaginario visivo della band, ma anche un’esplorazione della collaborazione tra due amici che, negli anni, hanno fatto convergere le rispettive ossessioni in una forma d’arte ibrida, materica e visionaria. Il percorso attraversa lavori come Kid A e Amnesiac, passando per Hail to the Thief, A Moon Shaped Pool, le copertine degli Smile e numerosi progetti collaterali, fino a includere installazioni immersive, composizioni astratte e piccoli frammenti del processo creativo.

L’evento da Christie’s

Quello dell’Ashmolean non è il primo tentativo di esporre il lavoro visivo della coppia: nel 2021, sei dipinti realizzati per la promozione della ristampa Kid A Mnesia vennero mostrati in occasione di un evento temporaneo organizzato da Christie’s a Londra. Allora, Yorke e Donwood parteciparono a un cortometraggio promozionale in cui raccontavano il proprio percorso artistico dopo OK Computer, segnato da un periodo di stallo creativo che trovò nuova linfa attraverso la pittura.

Nel video, Yorke ricordava come – su consiglio della allora partner Rachel – si fosse allontanato momentaneamente dalla musica per dedicarsi all’arte. Insieme a Donwood avevano affittato un capannone, trasformandolo in una sorta di laboratorio creativo: «È sembrata la cosa più giusta da fare», spiegava. Donwood, da parte sua, sottolineava come quei lavori non fossero semplici quadri, ma vere e proprie codifiche visive della musica che stavano creando.

Lockdown, ritorni e creatività

In una recente intervista a The Art Newspaper, Yorke ha raccontato come il lockdown abbia segnato una svolta nella sua pratica pittorica, offrendogli un tempo sospeso, privo di pressioni, nel quale lasciarsi andare a una forma d’arte che per anni aveva accantonato. «Potevamo passare un’intera settimana a lavorare su queste cose, senza lo studio, senza distrazioni», ha dichiarato. «È stato terapeutico».

Il ritorno alla normalità, invece, lo ha lasciato disorientato. «Molti artisti si sono trovati paralizzati quando le luci si sono riaccese. Io ci sto ancora lottando. Tutti parlano dell’ansia, ma c’è qualcosa di più profondo. Quel tempo sospeso mi ha insegnato molto, ed è difficile tornare indietro».

Riluttanza nel definirsi artista visivo

Yorke ha anche ammesso di aver faticato a definirsi artista visivo, dopo aver abbandonato la scuola d’arte alla fine degli anni Ottanta. Il momento della svolta è coinciso con l’uscita di Kid A, quando lui e Donwood cominciarono a lavorare con texture, materiali fisici come l’Artex e tecniche di manipolazione digitale. «Non dipingevamo per fare quadri, dipingevamo per creare superfici da scansionare, da fotografare. Azioni dinamiche che diventavano immagini».

 

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Gaza

Nelle scorse settimane, Yorke ha anche rotto il silenzio sul conflitto in corso tra Israele e Palestina, condividendo una lunga dichiarazione personale dopo mesi di pressione mediatica e attacchi sui social. Ha parlato del proprio senso di impotenza di fronte a una tragedia che definisce umanitaria, respingendo l’equazione tra silenzio e complicità. Ha condannato l’attuale governo israeliano e le sue intenzioni di occupazione permanente, ma anche l’estremismo di Hamas, chiedendo che non si perda di vista la complessità del quadro.

La presa di posizione ha comunque suscitato reazioni contrastanti. Una parte dei fan – così come alcuni attivisti – ha accusato Yorke e Jonny Greenwood di non essersi esposti con sufficiente forza contro quella che in molti definiscono un’operazione di genocidio, e non una guerra tra due fazioni.

Ritorno dei Radiohead?

Nel frattempo, le voci su un possibile ritorno dal vivo dei Radiohead si fanno sempre più insistenti, con alcune date in residenza ipotizzate per l’autunno in città europee. Yorke, tuttavia, ha risposto con distacco: «Non me ne frega niente se la gente vuole che torniamo».

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