I video condivisi dai fan di Taylor Swift fanno una certa impressione. Fuori dell’Olympiastadion di Monaco, in Germania, c’è una collina gremita da migliaia di persone. Sono qui per assistere alle due date sold out dell’Eras Tour in modo del tutto gratuito.
Sulla montagnola si sono accalcati in 50.000 il primo giorno e in 10.000 il secondo con la popstar ad accorgersene e a ringraziarli («Stiamo grati di poter offrire questo show alle 74.000 persone di questo Stadio e alle 50.000 che lo stanno vedendo da fuori», ha dichiarato nella prima giornata).
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I numeri vs le critiche
Sono le ennesime cifre di una fortunata tournée diventata, oltre che fenomeno di costume, un caso di economia studiato persino dalle banche centrali, la cosiddetta “Swift Economy”.
Giro di capitali che ha fatto entrare Taylor Swift nella classifica dei miliardari di Forbes con un importante distinguo: è l’unica musicista ad esserci riuscita con i soli proventi del suo lavoro.
A tanto successo, non sono mancate perplessità e critiche. Da quelle radunate attorno al tormentone popolare su Facebook («non conosco una sua canzone») ai commenti di vari colleghi, vedi Kim Gordon («non sono una sua fan, preferisco Billie Eilish»), Courtney Love (“Sarà la Madonna di oggi e un posto sicuro per le ragazze ma non è interessante come artista”) e Pet Shop Boys che, entrando nel merito del discorso, hanno affermato che la sua musica non è all’altezza della sua fama. In passato anche Damon Albarn aveva espresso un giudizio poco lusinghiero contro la cantante salvo poi pentirsene.
Neanche The Tortured Poets Department, l’ultimo album pubblicato lo scorso 19 aprile, è stato esente da critiche. Sotto il mirino dei giornalisti, testi e melodie non sempre all’altezza del suo canzoniere e una produzione, sempre affidata a Jack Antonoff (ma anche a Aaron Dessner), meno efficace e più sfocata rispetto al passato. Su SA la recensione dell’album è firmata da Giulia Quaranta.
