Damon Albarn l’ha fatta grossa. O le sue parole sono state travisate e «ridotte a clickbait», come dice lui, correggendo il tiro. Sta di fatto che per alcune ore le sue dichiarazioni a proposito della piena paternità della scrittura dei brani di repertorio di Taylor Swift hanno fatto infuriare l’intera fanbase. E la stessa cantante è intervenuta rispondendogli per le rime attraverso un post pubblicato via Twitter.
@DamonAlbarn I was such a big fan of yours until I saw this. I write ALL of my own songs. Your hot take is completely false and SO damaging. You don’t have to like my songs but it’s really fucked up to try and discredit my writing. WOW. https://t.co/t6GyXBU2Jd
— Taylor Swift (@taylorswift13) January 24, 2022
La polemica è scattata per un Tweet pubblicato proprio del quotidiano statunitense, che riportava lo scambio tra Albarn e il giornalista Mikael Wood (lo trovate qui sopra), ma quello scambio, anche contestualizzato all’interno del discorso fatto dal frontman di Gorillaz e Blur, non ne cambia la sostanza. Ve lo riportiamo.
Non conta. C’è differenza tra songwriting e co-writing. Non odio nessuno, beninteso, dico solo che c’è una bella differenza tra un autore in proprio e un autore che si avvale di co-writer. E questo non significa che il risultato non sia molto buono comunque. Prendi una delle più grandi cantanti. Prendi Ella Fitzgerald, non ha mai scritto una canzone in vita sua. Per quanto riguarda me, quando canto devo chiudere gli occhi e essere lì. Credo di essere un tradizionalista in questo senso. Una songwriter molto interessante è Billie Eilish e suo fratello Finneas. Mi sento molto più attratto da loro due che non da Taylor Swift. La loro musica è più dark e upbeat. E’ bizzarra e in chiave minore.
Damon Albarn
Una volta scoperta la frittata, Albarn ha risposto a Swift, sempre via Twitter, scusandosi su tutta la linea. È chiaro che il cantante britannico si stesse riferendo a un sistema e a un business discografico in cui il co-writing è la norma. Non è certo un mistero che moltissime canzoni pubblicate da molteplici star della musica attorno al mondo si assomiglino tutte. Ed è ovvio, dato che a scriverle ci sono sempre gli stessi medesimi (co)autori. Capita anche che un’autrice come Sia, dopo anni di canzoni su commissione, decida di scriverle per se stessa e diventare famosa, ma la norma, anche per il mercato italiano, è che pochi autori i cui nomi sono ignoti al pubblico mainstream (due a caso: Davide Petrella e Dario Faini) scrivano, o meglio aiutino sostanzialmente alla riuscita, di brani che sono andati e/o andranno nel futuro prossimo a ingrossale le fila di classifiche nazionali, gare canore e colonne sonore di serie televisive.
Albarn poteva fare tanti nomi ma quello di Taylor Swift, che pure si avvale sempre di co-autori e produttori – vedi il sodale Jack Antonoff e più recentemente Aaron Dessner dei National – è un caso a parte. Dall’inizio della sua carriera, e come è stato evidenziato dal documentario Miss Americana, Swift scrive da sola i propri pezzi alla chitarra o al pianoforte e solo in un secondo momento li sottopone ai suoi accoliti per le migliorie del caso.
E pure il tradizionalista Damon Albarn, se andiamo a vedere i crediti di scrittura del suo ultimo album, non è proprio un’anima solitaria: anche nel suo lavoro, come co-writer, troviamo Simon Tong (ex Verve) e il direttore d’orchestra André de Ridder.
I totally agree with you. i had a conversation about songwriting and sadly it was reduced to clickbait. I apologise unreservedly and unconditionally. The last thing I would want to do is discredit your songwriting. I hope you understand. – Damon
— Damon Albarn (@Damonalbarn) January 24, 2022
Albarn è tornato in TV per promuovere l’ultima fatica in studio sulla lunga distanza al Jimmy Kimmel Live. Seduto al pianoforte ha eseguito dal vivo Royal Morning Blue, estratto da The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows, il suo ultimo album di cui su queste pagine potete leggere la recensione. Sempre su SA trovate l’articolo relativo al suo primo album solista, Everyday Robots pubblicato nel 2014, entrambe firmate da Daniele Rigoli.
