Album
The Tortured Poets Department
-
Edoardo Bridda
- 19 Aprile 2024
Annunciato durante l’ultima edizione dei Grammy in un fortunato periodo in cui i record per lei sembravano non finire mai (e infatti non erano finiti lì), The Tortured Poets Department esce come programmato il 19 aprile 2024 a un mese dalla ripresa di un tour mondiale che la porterà anche in Italia.
E tanto (oltre tre ore) dura lo show – la cui versione digitale è già disponibile su Disney+ – tanto dura l’ultima fatica che nell’edizione “antologica” condivisa poco dopo l’originale conta su 31 brani (l’algoritmo gradirà…) per oltre due ore di durata.
Per la popstar, rispetto al più ritmato e contemporaneo Midnights (che si rifaceva per certi versi a 1989), è l’ennesimo ritorno a un’intimità da cameretta Jack Antonoff assistita senza però la vista su laghi e foreste di folklore e evermore. Gli arpeggi caldi di un synth in quota 80s sono il cuscino sul quale poggia l’opener e primo singolo, Fortnight. Brano che contiene il primo dei due feat. presenti nel disco, Post Malone (ai cori). L’altro, Florida!!!, con Florence + The Machine, ne condivide l’attacco intimista ma non l’esecuzione, che fa posto all’ubriacante (qui non troppo) altalena emotiva della cantante britannica.
Un’antologia di opere inedite che riflettono eventi, opinioni e sentimenti di un momento fugace e fatalista, sensazionale e doloroso in egual misura. Questo periodo della vita dell’autore è ormai concluso, il capitolo è stato chiuso. Non c’è nulla da vendicare, non ci sono conti da regolare una volta che le ferite si sono rimarginate. E, riflettendoci meglio, un buon numero di esse si sono rivelate autoinflitte. Chi scrive è fermamente convinto che le nostre lacrime diventino sacre sotto forma di inchiostro su una pagina. Una volta che abbiamo raccontato la nostra storia più triste, possiamo liberarcene
Taylor Swift
Queste canzoni settano l’umore e il perimetro di un disco che ancora una volta amplifica la dimensione confidenziale, romantica e notturna di una cantante per la quale il prom scolastico è ancora un vivido ricordo così come i sogni, i dubbi e le speranze di quando da sola (e teenager) scriveva le prime canzoni in cameretta.
Ora che è miliardaria, innamorata e splendida 34enne la scrittura per lei è ancora un bene di prima necessità, necessario rifugio da una vita che non può e non potrà più vivere come la persona che sarebbe stata senza l’enorme successo di cui ha goduto. Un successo che, come troppi (sfortunati) esempi ci insegnano, può diventare una prigione dorata, imprigionare in un alienante stereotipo e che nello specifico è una prosa (al personale come di finzione) che si scelta da sola (e che la madre-manager ha sostenuto fin dall’inizio).
Courtney Love l’ha definita non importante né interessante avendo in mente un concetto di arte affatto pacificato e compiacente da opporre a un mondo lacerato e ingiusto. Nella title track Swift replica idealmente con un personale déjà vu melodico-armonico, un delicato e positivo dream pop in cui canta “I’m not Patti Smith” e soprattutto “But I’ve seen this episode and still love the show”. Altrove, vedi So Long, London, sembra che la collaborazione con la National family abbia prodotto qualche interessante e più adulta convergenza parallela (alla produzione di 5 brani torna Aaron Dessner), ma gli equilibri (salvo qualche flashback country) sono quelli, con la novità di testi che ripercorrono – in un gioco di rimandi e allusioni gossip-autobiografiche – tre storie d’amore (Joe Alwyn, Matt Healy e l’attuale fidanzato, il giocatore di football americano Travis Kelce) e non si fanno mancare nemmeno la diss track (thank you alMee).
Ascoltare Taylor Swift è come stare davanti alla tv e rivedere quei film romantici degli 80s e 90s che sai già a memoria (ciao Hawn & Hudson), un rifugio di cui il mondo sembra aver terribilmente bisogno e che mette d’accordo sia chi decide di “guardare su” sia chi lo vorrebbe uguale a come ce lo hanno lasciato i nostri genitori. È questa modalità, su scala globale, a travolgere tutto, anche il valore di un disco che confida e dice ancor prima di armonizzarlo e nulla aggiunge a quanto Taylor Swift ha prodotto sin qui, ma sembra perfetto per chi l’ha amata e per questo continuerà a farlo.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Fortnight (Ft. Post Malone)
- 2 The Tortured Poets Department
- 3 My Boy Only Breaks His Favorite Toys
- 4 Down Bad
- 5 So Long, London
- 6 But Daddy I Love Him
- 7 Fresh Out The Slammer
- 8 Florida!!! (Ft. Florence + the Machine)
- 9 Guilty as Sin?
- 10 Who's Afraid of Little Old Me?
- 11 I Can Fix Him (No Really I Can)
- 12 loml
- 13 I Can Do It With A Broken Heart
- 14 The Smallest Man Who Ever Lived
- 15 The Alchemy
- 16 Clara Bow
