Roger Waters
Roger Waters, still dall'intervista alla CNN (2022)

Roger Waters estremizza il suo pensiero sulla politica ucraina e siriana

Intervistato da un giornalista investigativo il frontman è tornato sui temi politici a lui più cari più caparbio che mai. A suo avviso il nemico più grande è la propaganda, ma non quella diffusa del governo russo

L’ultimo tour di Roger Waters ha tanto a che fare con la storia dei Pink Floyd e le ossessioni che agitano da una vita il suo ex frontman, quanto con una strenua opposizione alle politiche prevaricatrici dei potenti del mondo odierno, Stati Uniti in testa. Facce di una stessa medaglia che gli show premettono, attraverso un monito chiaro stampato a chiare lettere sui maxischermi. Prima di iniziare il concerto il pubblico è avvertito: «se non vi va giù il punto di vista del padrone di casa puoi andartene al bar invece di assistere al concerto».

Lo abbiamo scritto più volte su queste colonne, Waters è intervenuto spesso sulla guerra in Ucraina negli ultimi mesi. Ha ripetuto di voler una nazione neutrale, libera dalle mire degli «imperi stranieri», e ha più volte attaccato gli Stati Uniti – e dunque Biden – per aver fomentato e continuare a fomentare il conflitto mediante “aiuti” al Paese sotto forma di armi e tramite la NATO, che negli anni ha continuato ad espandersi verso Est, arrivando ai confini russi. Qualcosa che non era nei patti «al tempo in cui Gorbachev negoziò il ritiro dell’URSS da tutta l’Europa dell’Est». L’autore di Final Cut ha poi “spedito” alcune lettere aperte prima a Olena Zelenska, moglie del premier ucraino, poi a Vladimir Putin.

In una recente intervista su questi temi, Waters ha trovato pane per i suoi denti: un giornalista investigativo, ovvero James Ball, lo ha interrogato su queste questioni. Ne viene fuori un pensiero ancor più netto e radicale, o semplicemente un’evoluzione di ciò ha sempre sostenuto. Per farla breve, l’ex Pink Floyd vede il cittadino, USA come occidentale, vittima di media completamente monopolizzati a livello governativo, la cui propaganda è mirata a convincerlo di essere «dalla parte dei buoni» contro un nemico – la Russia, la Cina -, giocoforza, cattivo. Waters è convinto che gli USA siano 10 volte più perfidi del resto del mondo perché «uccidono più persone e interferiscono con più elezioni»; da qui tira dritto sulle atrocità commesse dall’esercito russo sul suolo ucraino, crimini ampiamente documentati da numerose fonti e osservatori internazionali, che a suo avviso sono «soltanto bugie», strumentalizzazioni rispetto a ciò che è successo davvero.

A un certo punto dell’intervista arriva a dire che è finito nella “kill list” supportata dal governo ucraino, un elenco di fotografie in cui c’è anche il suo volto accanto a quelli con la scritta ‘liquidated’, ovvero di coloro che sono stati, appunto, depennati. Il giornalista è a conoscenza del file, e precisa che si tratta di documenti con centinaia di persone “nemiche del Paese” stilato da una esistente organizzazione di estrema destra ucraina. Non fa parte del governo, ma è anche vero che il governo non l’ha ancora soppressa. Ufficialmente l’elenco serve per “scopi informativi” ed è rivolto alle forze dell’ordine.

Dall’Ucraina alla Siria, cambia lo scenario politico ma non le conclusioni a cui arriva Roger Waters, convinto che anche in questo caso la propaganda abbia distorto quella che lui crede che sia la verità: «gli attacchi con armi chimiche contro l’opposizione sono stati inscenati, il presidente Bashar al-Assad non aveva alcun motivo per farlo». Affermazioni che nessun esperto indipendente sull’argomento sostiene.

Sempre a proposito di politica, Waters è stato invitato a Let’s Talk It Over, nella puntata dedicata al recente successo dei partiti di estrema destra in Europa (“Fascism: The Radical Centre’s Last Resort”) tra i quali viene citato Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni. Anche qui la parola “propaganda” è stata usata in lungo e in largo, tirando in ballo innanzitutto il New York Times, reo di essere al servizio del potere dominante.

Negli scorsi mesi Roger Waters ha partecipato allo show di Stephen Colbert per promuovere la tournée attualmente in corso che lo terrà impegnato fino ad ottobre, una serie di date in cui i brani della formazione britannica fanno la parte del leone, a partire da The Wall.

Il This Is Not a Drill Tour – di cui vi abbiamo fornito un’anteprima – arriverà anche in Italia nel 2023 per sette date, grazie alla storica booking italiana D’Alessandro e Galli: il 27, 28, 31 marzo e 1 aprile 2023 il frontman sarà al Mediolanum Forum di Assago, a Milano, il 21, 28 e 29 aprile all’Unipol Arena di Bologna.

Nel frattempo è uscito Animals remix 2018, nuova versione dello storico album dei Pink Floyd per il quale Nick Mason ha concesso una serie di interviste spiegando tra l’altro il motivo del ritardo.

Tracklist