Del suo supporto al governo di Nicolás Maduro si sapeva almeno dallo scorso febbraio, così come di un precedente commento di Gilmour che, attaccando l’ex compagno di band, definiva il Presidente del Venezuela un dittatore genocida e autocratico. «Finché non ci saranno prove che il suo popolo non lo vuole, avrà il mio favore» aveva affermato all’emittente radiofonica colombiana W Radio, ribadendo la solidarietà alla rivoluzione bolivariana, dopo averlo fatto in precedenza con Hugo Chávez quando era vivo.
Roger Waters torna ora a farsi sentire pubblicamente con un video pubblicato su Instagram in cui commenta duramente l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela, a seguito della cattura del presidente Maduro e di sua moglie, prelevati con la forza negli USA per essere processati con accuse di terrorismo, traffico di droga e armi.
«Sono le 11 del mattino del 3 gennaio 2026. Siamo tutti sconvolti, sotto shock, per questo selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana», afferma.
Waters esprime solidarietà al popolo venezuelano e condanna con durezza l’intervento americano: sottolinea che nessuno al mondo dovrebbe sostenere le azioni degli Stati Uniti e ribadisce che, se fosse possibile, la maggior parte delle persone applaudirebbe la resistenza del Venezuela nei Caraibi. L’ex Pink Floyd attacca poi direttamente la politica americana: invita gli Stati Uniti a crescere e a smetterla di comportarsi come “sciocchi bambini in un cortile di scuola”, ricordando che il mondo non appartiene a loro.
Il musicista conclude con un messaggio diretto al presidente Maduro: pur non essendo un uomo che prega, Waters assicura di voler fare tutto ciò che è in suo potere per difendere la sovranità del Venezuela, un Paese che secondo lui dovrebbe essere lasciato in pace dai cosiddetti “bulli gringo del nord”.