Uno come Robbie Williams, capace di dominare gli stadi di tutto il mondo, nasconde da sempre un grande labirinto di fragilità, ansie e insicurezze. A 52 anni per lui è però forse arrivato il momento di dare un nome definitivo a quel groviglio di sensazioni con cui convive da una vita. Così, durante un incontro a Londra organizzato per il lancio del suo marchio di abbigliamento, l’ex Take That ha rivelato di avere ricevuto una diagnosi di autismo, che va ad aggiungersi a quella di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività).
“Ho l’ADHD e ho appena scoperto di avere anche un po’ di autismo, cosa che in realtà adoro perché spiega un sacco di cose”, ha raccontato l’artista britannico con ironia: “Ormai è il mio lasciapassare per uscire di prigione. Per tutte le stranezze che faccio dico semplicemente: ‘Scusate, sono autistico’”.
Una battuta dietro la quale si cela tuttavia un lungo percorso di autoconsapevolezza iniziato già negli anni passati. Nel 2018, ai microfoni di BBC Radio 2, Williams aveva ipotizzato per la prima volta di rientrare nello spettro autistico, descrivendo la complessità del suo quotidiano: “C’è qualcosa che non va in me, ho dei grossi punti ciechi”. Recentemente aveva poi confidato di essersi sottoposto a test specifici che avevano evidenziato forti tratti dello spettro, specialmente nelle dinamiche di interazione sociale.
I pensieri intrusivi e l’iperconcentrazione
La popstar ha spiegato nel dettaglio come la neurodivergenza continui a plasmare le sue giornate, permettendogli da un lato di riuscirsi a focalizzare su un progetto con un’intensità fuori dal comune, ma dall’altro di esporsi ad un flusso incontrollabile di pensieri intrusivi. Lui stesso l’ha definita come una forma di “Tourette interna”.
L’autore di Better Man ha citato, a titolo di esempio, un recente viaggio in aereo in cui si è ritrovato prigioniero di uno scenario paradossale, in cui immaginava di avere poteri telecinetici in grado di far schiantare il velivolo. “Questo è il livello di follia con cui ho a che fare”, ha ammesso. “La soluzione migliore è allenare il mio cervello a fare qualcosa di utile, anziché lasciarlo libero di preoccuparsi di superpoteri o disastri aerei”.
Questo nuovo tassello arriva in un momento d’oro per la sua carriera discografica, inaugurata a inizio anno dal successo dell’album Britpop (su queste pagine recensito da Antonio Pancamo Puglia), con cui ha superato i Beatles per numero di dischi al primo posto nel Regno Unito – ben sedici per l’ex Take That.